La “risposta durissima” alla mafia foggiana per la strage di San Marco in Lamis, numeri alla mano, è l’appianamento delle carenze di organico nelle forze di polizia sul territorio. Le stesse denunciate da mesi da sindacati e vertici delle istituzioni locali. Come promesso dal ministro dell’Interno Marco Minniti, nei giorni scorsi sono arrivati 192 uomini in più, alcuni dei quali altamente specializzati come i Cacciatori di Calabria e Sardegna. Ma, neanche tre mesi fa, era lo stesso Viminale a fornire i dati sulle forze di polizia foggiane rispondendo a due interrogazioni parlamentari. E certificava come a polizia, carabinieri e finanzieri mancassero quasi duecento unità tra Foggia e provincia. Adesso, rispetto a quella che avrebbe dovuto essere la normale e costante presenza dello Stato, ci sono appena 11 uomini di “rinforzo”. “Un bluff”, lo definisce Sinistra Italiana della Capitanata, che sabato ha sollevato il caso.

Il 25 maggio, infatti, il vice di Minniti, Filippo Bubbico, rispondendo a due interrogazioni del senatore Lucio Tarquinio, una di aprile 2015 e l’altra dello scorso febbraio, mette nero su bianco: “Per quanto riguarda la presenza delle forze di polizia sul territorio, si rappresenta che il dispositivo attualmente operante in provincia può contare su una forza di 2.075 unità, di cui 668 della Polizia di Stato, 934 dell’Arma dei Carabinieri e 473 della Guardia di finanza, a fronte di una previsione organica di 2.256 unità“. A Foggia, insomma, c’erano 181 persone in meno. Ma nulla è cambiato fino ai 4 morti ammazzati tra Apricena e San Marco in Lamis dello scorso 9 agosto che hanno portato a 17 le vittime di agguati dall’inizio dell’anno.

La situazione di Foggia, spiegava il vice ministro, presentava “carenze più favorevoli rispetto ad altre realtà nazionali” e il “contingente territoriale è rinforzato con aliquote dei reparti prevenzione crimine della Polizia di Stato e della compagnia intervento operativo dell’Arma dei Carabinieri”, entrambi dislocati a Bari e “impiegati nei servizi straordinari di controllo del territorio disposti dalle autorità provinciali di pubblica sicurezza”. Ma che la situazione meritasse una risposta immediata era chiaro anche alla commissione Antimafia: “Nelle nostre missioni in varie zone d’Italia abbiamo registrato due criticità, una delle quali riguarda Foggia – diceva Rosy Bindi a giugno – Dove ci è stato sottolineato il problema di immettere personale che abbia la capacità di leggere problematiche che prima non c’erano“.

Un reparto prevenzione crimine verrà istituito ora a San Severo, lo ha promesso Minniti l’altro giorno dopo anni di richieste da parte di sindaci e sindacati che i suoi predecessori hanno ignorato. L’unica risposta l’aveva data proprio l’attuale governo con l’istituzione di una sotto sezione del Ros, formata da 16 uomini e attiva da aprile. La compagnia intervento operativo dei carabinieri Battaglione Puglia, invece, da maggio ha un’attenzione particolare per Foggia con otto pattuglie (non più di trenta di uomini) sul territorio provinciale, salvo esigenze particolari in altre parti della regione come in occasione del G7 di Bari. Un aiuto a quella carenza di organico tollerata per anni, nonostante la mafia foggiana alzasse sempre di più il tiro e continuasse a lasciare sull’asfalto morti su morti. Trentadue in due anni, uno ogni dieci giorni da maggio ad oggi. Del resto, facendo riferimento al 2016, lo stesso Bubbico affermava che erano in “crescita” i dati di “estorsioni, omicidi e reati connessi agli stupefacenti”.

“La mafia non si combatte con i bluff e gli slogan – afferma il segretario provinciale di Sinistra Italiana Mario Nobile – Il nostro partito ha dichiarato sin da subito che la militarizzazione non può essere la soluzione per contrastare la mafia garganica, ma riteniamo inaccettabile prendere in giro i cittadini”. Tutto ruota a quei numeri che, nei fatti, porta a un potenziamento ‘reale’ dell’organico prefissato per la Capitanata di 11 unità. “E oltretutto – sottolinea Nobile – parliamo di contingenti temporanei, non fissi. Vorremmo che si evitassero gli spot e si attaccasse l’intreccio tra l’economia legale e i soldi sporchi della criminalità, un argomento rimasto sotto traccia in questi giorni”.