Doveva succedere, è successo. La Commissione europea ha deciso di aprire, a settembre, una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia sulla spinosa questione della gestione dei diritti d’autore. Dalle nostre parti il dibattito è accesissimo da tempo, soprattutto da quando alcuni artisti di punta, Fedez in testa, hanno deciso di abbandonare la Siae e affidarsi ad altri soggetti come Soundreef. Il rapper milanese ha ingaggiato anche una lunga polemica con il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini, che ha coinvolto anche presunti conflitti di interesse, visto che Michela De Biase, moglie del ministro e consigliere comunale del Pd a Roma, lavora per una fondazione del gruppo Sorgente che attraverso una controllata gestisce alcuni immobili Siae.

Secondo la Commissione Ue, la riforma messa in atto da Franceschini risolve solo parzialmente il problema della concorrenza, conservando di fatto il monopolio istituito addirittura nel 1941. La questione non è mai stata affrontata fino a quando, pochi anni fa, sono arrivati sul mercato i primi competitor della società monopolista italiana, a cominciare dall’italo-britannica Soundreef.

Siae ha provato ad arginare l’arrivo di nuovi soggetti attraverso iniziative giudiziarie ma altrove, in Europa, il monopolio sulla gestione dei diritti di autore è praticamente sparito, a eccezione del nostro Paese. Quest’anno, il provvedimento voluto da Franceschini avrebbe dovuto rispondere alle richieste arrivate nel 2014 dalle istituzioni comunitarie ma i problemi permangono, visto che gli artisti sono liberi di affidarsi anche a società diverse, ma la raccolta dei profitti viene ancora affidata alla Siae, che dunque conserva una posizione predominante in un mercato non del tutto concorrenziale.

Una norma che secondo molti è confusa e dalle ampie e differenti interpretazioni, i cui primi effetti si erano visti già durante il Festival di Sanremo, quando ad alcuni cantanti (per esempio Gigi D’Alessio) non sono state saldate le cifre dovute. E lo stesso è successo a Fedez in nove delle venti tappe del suo tour estivo. Una situazione complicata, all’italiana, totalmente priva di chiarezza normativa e interpretativa, che ora potrebbe essere risolta grazie alla procedura di infrazione dell’Europa che dal 2014 chiede al nostro Paese, inutilmente, di porre fine definitivamente al monopolio anacronistico della Siae.