Luigi Berlusconi è gay? Non lo sappiamo e onestamente non ce ne può fregare di meno. Beninteso: il coming out è sempre importante, tanto più quello di personaggi noti, poiché è innegabile che possa contribuire alla “causa”. Ma in questo caso l’eventuale coming out non c’entra nulla, visto che da ore si sono scatenati i più bassi istinti social su una foto rubata che ritrae il rampollo di casa Berlusconi mentre bacia un amico.

Bacio vero, scherzo, goliardata, passione estiva. Non ce ne importa un fico secco, perché quello che si legge sui social da giovedì è vergognoso. Passino le battutine maliziose, perché se sei un Berlusconi le devi mettere in conto, ma le ironie di bassa lega e le strumentalizzazioni su un ragazzo di 28 anni che di colpo diventa simbolo di una nemesi storica nei confronti del padre tombeur de femme e non certo amico della causa LGBT (nonostante gli sforzi distensivi di Francesca pascale) sono ingiuste, crudeli e vergognose.

E fa ancora più tristezza leggere che molto spesso gli attacchi strumentali e pettegoli provengono proprio dai gay, pronti ad attaccare un incolpevole ragazzo solo perché simbolo di un’epoca, di una concezione politica, odiosa quanto vi pare ma che nulla a che fare con l’eventuale orientamento omosessuale di Luigi. Potremmo rispolverare il classico “Le colpe dei padri non ricadano sui figli”. Ma, molto più semplicemente, in questo caso basta attenersi a un minimo di decenza. L’outing è discusso e discutibile, ma su questo ognuno la pensi come vuole. Ma ha davvero senso farlo così? È giusto riempire i social network di stupidate come “Dio c’è”, “E’ il karma”, “Silvio avrà un infarto” e cose del genere? Ha senso continuare a discutere su un banalissimo bacio tra due uomini (vero o scherzoso, non ha importanza) come se fosse la cosa più scioccante del mondo?

Si può chiedere a gran voce (e giustamente) uguaglianza e parità di trattamento anche mediatico per i gay e poi trascorrere 24 ore facendo battutine da terza elementare su Luigi Berlusconi e l’amico barbuto? È un atteggiamento infantile e pecoreccio e che mostra, una volta di più, il provincialismo della comunità LGBT italiana e dei media di casa nostra. È scoraggiante, è un passo indietro, e soprattutto è crudele nei confronti dell’incolpevole Luigi Berlusconi. Con atteggiamenti del genere, la normalità di essere gay viene messa in discussione proprio dai gay, che usano il feticcio Berlusconi per scatenare la rabbia che, comprensibilmente, provano nei confronti del padre.

Ripetiamo: se Luigi Berlusconi è gay, sono affaracci suoi. Qualora lo fosse, deciderà lui se condividere l’informazione con l’opinione pubblica o meno. Continuiamo a criticare ferocemente Silvio Berlusconi per le ipocrisie sui temi LGBT, combattiamolo politicamente e culturalmente, ma smettiamola, per piacere, di coinvolgere in una lecita battaglia politica un ragazzo che non ha nulla a che fare con essa e che ha la sola “colpa” di essere figlio del fu Cavaliere.

Luigi continui pure a baciare chi vuole, i giornali di gossip facciano pure il proprio lavoro (magari evitando di condire il tutto con un ipocrita “Per dispetto” o “per scherzo”) e noi, per l’amore di Dio, cerchiamo di non diventare ignoranti e volgari. Lo dobbiamo all’individuo Luigi Berlusconi, ma soprattutto alla dignità e alla credibilità di una battaglia, quella per i diritti LGBT, che è troppo seria per essere ridotta a una dinamica becera da branco social.