La sempre più probabile chiusura de L’Arena, il programma di Massimo Giletti che puntualmente batteva la concorrenza di Barbara D’Urso nel primo pomeriggio domenicale, ha sollevato un vespaio di polemiche trasversali e feroci contro la dirigenza Rai. In molti non si spiegano, infatti, secondo quale criterio la rete ammiraglia di viale Mazzini possa decidere di rinunciare a un programma che può vantare ottimi risultati all’Auditel e, appunto, una vittoria costante contro la zarina della domenica su Canale5.

Misteri della tv pubblica e dei suoi strani meccanismi che di televisivo sembrano avere poco o nullaAlle tante reazioni arrabbiate, poi, si è aggiunta anche una presa di posizione pubblica di Cristina Parodi, colei alla quale verrà affidata proprio la domenica pomeriggio di RaiUno. In un tweet di lunedì sera, la giornalista e conduttrice dice la sua sulla vicenda: “Felice di fare la domenica di Rai1 ma, confesso, dispiaciuta se non ci fosse Giletti con la sua Arena. Insieme faremmo un bel tandem!”.

E se persino colei che andrebbe a dominare il palinsesto domenicale si esprime pubblicamente a favore del ritorno del programma di Giletti, non si riesce davvero a capire chi (e soprattutto perché) abbia spinto così tanto per la chiusura. Anzi, si capisce sin troppo bene. Il problema è politico, inutile negarlo. E va oltre la qualità, ovviamente opinabile, del prodotto televisivo confezionato da Giletti. Dalle 14 alle 16, di domenica, alla gente bisogna dare argomenti ultraleggeri. È quello che chiede la nuova dirigenza Rai, con il nuovo dg Mario Orfeo in testa, ma non è chiaro come verrebbe sfruttato quello slot, soprattutto se si pensa che gli ascolti di Giletti si aggiravano attorno ai 4 milioni, con uno share del 20%. L’unico fastidio che mamma Rai riusciva a dare, sia durante la settimana che di domenica, a Barbara D’Urso.

Giletti forse si è lasciato prendere la mano, ha giocato a fare il capopopolo, virando verso una indignazione televisiva che fa assai presa di questi tempi. Ma non era trash, non era cattiva televisione. Forse solo un po’ paracula, ma non è una colpa. Soprattutto se l’Auditel ti premia. Il giornalista e conduttore torinese è battitore libero per eccellenza. Chi lo ama, apprezza la sua equidistanza; chi lo critica, lo accusa di essere accomodante con tutti. Peccato, però, che proprio i palazzi della politica siano i più accaniti avversari dell’Arena, soprattutto dalle parti del Nazzareno. L’appoggio pubblico di Cristina Parodi è segno che il problema non è tra le primedonne della domenica (anche perché l’ex conduttrice della Vita in diretta prenderebbe il posto di Baudo, non di Giletti). Non è nemmeno un problema di contenuti o di qualità. Ancora meno un problema di risultati. È la solita Rai. È la solita politica.