Trentadue anni da compiere il prossimo 25 luglio, faccia pulita, una timidezza ombrosa anche fuori dalle scene, Domenico Diele, l’attore senese arrestato sabato con l’accusa di omicidio stradale aggravato, negli ultimi anni si era imposto nel panorama cinematografico e televisivo come uno dei volti emergenti da tenere d’occhio.

La prima grande occasione arriva nel 2011, quando interpreta “ACAB – All cops are bastards”, il bel film di Stefano Sollima (“È stato il mio primo lavoro, – aveva detto in una recente intervista – il primo ruolo importante in un progetto importante. Stefano ha creduto in me e rimasi sbalordito dalla sua fiducia”). Ma la fama più recente è quella legata al ruolo di Luca Pastore, poliziotto sieropositivo di 1992 e 1993, le serie targate Sky che raccontano gli anni di Mani Pulite. Sempre su Sky, inoltre, ha interpretato anche padre Riccardo, il sacerdote paziente del dottor Mari (Sergio Castellitto) nella seconda stagione di In Treatment.

Una carriera in ascesa, una notorietà crescente grazie a prodotti forse non conosciutissimi dal grande pubblico, ma comunque acclamati dalla critica e molto discussi tra gli addetti ai lavori. Solo dopo la tragedia verificatasi ieri sulle strade del salernitano si è scoperto che Diele non avrebbe potuto essere alla guida di un’auto, visto che la patente gli era stata precedentemente sospesa perché positivo a un controllo precedente per uso di droghe. Diele era reduce dalla messa in onda su Sky Atlantic di 1993, il seguito di 1992 e in teoria secondo capitolo di una trilogia che dovrebbe concludersi con 1994. Ma il personaggio interpretato dall’attore senese di fatto è già uscito di scena, almeno a dar retta al finale della seconda stagione, con Luca Pastore che lascia il suo lavoro di poliziotto alla procura di Milano per andare all’estero con Eva e vivere lì gli ultimi scampolo di una vita segnata dall’AIDS.

Il grande pubblico generalista, quello che su Sky non ci capita nemmeno per sbaglio, probabilmente lo ha conosciuto grazie a C’era una volta Studio Uno, miniserie recente sul grande show degli Anni Sessanta, o per un paio di presenze sporadiche in fiction di successo come Don Matteo e Non uccidere. Proprio in questi giorni, invece, Diele stava girando Una vita spericolata, per la regia di Marco Ponti, al fianco di altri due volti giovani e apprezzati del cinema italiano: Lorenzo Richelmy (il Marco Polo di Netflix) e Matilda De Angelis (reduce dal successo di Veloce come il vento).

Intanto, mentre c’è ancora sbigottimento tra i fan dell’attore, c’è già chi pensa al suo futuro e alle possibili conseguenze giudiziarie dell’incidente mortale. Intervistato dal Corriere della Sera, l’avvocato Jacopo Pensa ricorda che “con la nuova legge sull’omicidio stradale, la pena va da 8 a 12 anni. Che sono aumentati fino a un terzo nel caso in cui il conducente abbia la patente sospesa”. Visto che è proprio il caso di Diele, l’attore rischierebbe fino a 16 anni di carcere, con uno sconto di un terzo della pena qualora optasse per il rito abbreviato. Qualora arrivasse una condanna, Diele potrebbe usufruirebbe dei primi permessi premio dopo cinque anni, mentre per l’affidamento ai servizi sociali dovrebbe attendere altri due anni. Uno scenario fosco per un attore emergente, la cui carriera sembra compromessa ancor prima dell’esplosione vera e propria, che secondo gli addetti ai lavori era solo questione di tempo.