Il rank degli atenei italiani si scala anche a colpi di … tette. Almeno così pensano le studentesse dello storico Politecnico di Milano tornate a postare su Spotted, la pagina Facebook ufficiale degli studenti del PoliMi, quella dove di solito qualche timido ingegnere che si è invaghito a lezione di una bella alunna cerca disperatamente di sapere come si chiama, una serie di istantanee con magliette sollevate fino a mostrare un quarto di seno. Le scritte? Hashtag semplici che altro non sono che pegni d’amore verso il proprio ateneo.

Il 20 giugno 2017 è tornato a fare capolino il petto semiscoperto di una bella fanciulla con un pennarello posizionato con maestria sotto un seno. La scritta: “Quando devi portarti la penna in giro ma non hai voglia di usare l’astuccio”. Tempo qualche ora e arriva la seconda foto, identica alla prima, ma chiaramente con seni e penna differenti (qui viene retto magistralmente un pennarello del Politecnico). Ancora mezza giornata e la sfida si arricchisce di un’altra foto di una ragazza che allarga la nudità fin sotto l’ombelico e questa volta il seno trattiene una card del PoliMi. A margine dei commenti degli utenti, a dire il vero tutti molto composti da veri universitari di prestigio, ecco apparire la lunga sequela di hashtag di sfida: #unimi #unicatt #bocconi #bicocca.

Già perché lo stesso tormentone social era avvenuto sempre tra gli atenei milanesi a colpi di foto quasi osè a gennaio 2017. Con l’Hashtag #Escile, ovvero mostra le tue tette, vagamente ispirati alla bella Virginie Caprice che sul seno (coperto) amava scrivere i risultati di diversi match sportivi, ecco battersi a colpi di scatti fotografici dapprima una studentessa Bocconi contro una del Politecnico, poi via via anche le colleghe più restie della Statale, della Cattolica (è buffo davvero vedere una foto con due prosperosi seni e sopra scritto “ICATT” e un cuoricino), e della Bicocca. Una febbre da esposizione social che ha coinvolto perfino i maschietti che con un #Escilo hanno cominciato a postare foto di pancette e gambucce con in mezzo colorati boxer. Il tutto senza sfiorare minimamente le regole etiche imposte da Zuckerberg. Che geni questi universitari.