Fedez attacca, Franceschini (ora) risponde. Il ministro dei Beni culturali ha deciso di portare in giudizio il rapper dopo le accuse circa un presunto conflitto di interessi del responsabile della Cultura italiana e della moglie in relazione ai rapporti con la Siae. “Sarà la decima volta che Fedez, da quando ha scelto Soundreef, tira fuori questa storia assurda, calunniando me e mia moglie e ignorando le norme che ha approvato il parlamento” ha detto Franceschini, facendo riferimento alle parole pronunciate ieri dal rapper, che è tornato per l’ennesima volta sulla questione del conflitto di interesse. Una polemica che va avanti da dicembre 2016, quando Fedez, in un’intervista a ilfattoquotidiano.it, ha parlato per la prima volta della vicenda (leggi).

Da allora, però, l’esponente del Pd non aveva mai replicato alle accuse in maniera diretta. Fino ad oggi, quando – contattato dalla AdnKronos – ha annunciato l’intenzione dei denunciare il cantante. “Finora ho pensato fosse meglio far finta di niente ma ora ha superato anche la mia, molto molto alta, soglia di tolleranza e per questo ho già dato incarico di agire giudiziariamente contro di lui – ha spiegato il componente del governo Gentiloni – È la prima volta che lo faccio dopo tanti anni di vita politica ma lui ha mezzi più che sufficienti per risarcire i danni che ci sta creando” ha concluso il ministro. Che, nel pomeriggio, aveva twittato: “La calunnia è un venticello @beppe_grillo @fedez”, con chiaro riferimento alle affermazioni del rapper e al rilancio delle stesse da parte del blog di Grillo. Al tweet il ministro aveva allegato un file video con l’esecuzione dell’aria dal ‘Barbiere di Siviglia‘ di Gioacchino Rossini, interpretata da Ruggero Raimondi diretto da Gianluigi Gelmetti.

Anche la Siae ha deciso di agire contro Fedez, dando “mandato ai propri legali di tutelare l’onorabilità della Società, chiedendo agli stessi di reagire con la massima durezza consentita dall’ordinamento giuridico”. Non solo. La Società italiana autori ed editori – si legge in una nota – “ritiene inaccettabili e inammissibilmente false e insultanti le affermazioni pronunciate ieri da Federico Leonardo Lucia, in arte Fedez, nel corso di un convegno alla Luiss e le successive dichiarazioni rilasciate alle agenzie di stampa, riferite a Siae e alla signora Michela Di Biase, moglie del Ministro Dario Franceschini”. “È infatti documentalmente destituita di qualunque fondamento – ha aggiunto la società – la circostanza secondo la quale la signora Michela Di Biase gestirebbe gli immobili di Siae. Una simile affermazione, condita poi da inutili suggestioni di insussistenti conflitti di interessi o peggio, di favoritismi, è priva di ogni logica e – ha concluso ancora la Siae – fuoriesce da qualunque limite di continenza“.

E sulla questione interviene anche Soundreef, gestore indipendente che si occupa dei diritti d’autore di Fedez: “Lasciamo che i Tribunali si occupino di cose serie e che, almeno le idee e le opinioni restino libere di circolare e confrontarsi. Non è nostra intenzione alimentare una polemica che rischia di essere strumentalizzata da più parti e di degenerare in una discussione in cui le singole parole e i dettagli prendono il sopravvento sulle cose serie – si legge in una nota – Siamo contenti che l’Autorità Garante della Concorrenza e del mercato abbia di recente avviato un’istruttoria proprio allo scopo di accertare se quello dei diritti d’autore, anche in Italia, debba essere un mercato libero e aperto o se, al contrario, sia lecito perpetuarne il regime di monopolio che lo contraddistingue, unico in Europa, da circa due secoli. E’ di questo che ci piacerebbe si continuasse a discutere ma certo davanti a un Ministro della cultura che minaccia azioni giudiziarie nei confronti di un artista che ha affidato alla nostra società la gestione dei suoi diritti e alla Società italiana autori ed editori, che si ripropone addirittura di “agire con la massima durezza consentita dall’ordinamento giuridico” contro un autore, avvertiamo almeno la necessità di precisare che Fedez ha raccontato – probabilmente peccando eccesso di sintesi – un fatto vero e inoppugnabile: la moglie del Ministro dei beni e delle attività culturali, infatti – ed è niente di meno su questo che dovrebbero essere costruite le due azioni legali che si ripromettono di far giustizia – NON “gestisce” il patrimonio immobiliare della SIAE ma lavora per un Gruppo che gestisce tale patrimonio”.