Quanti Papi ci sono in Vaticano? Qualcuno è convinto che ce ne siano due, altri che ce ne sia uno solo, ma non tutti concordano sul nome. A più di quattro anni, ormai, dalle storiche dimissioni di Benedetto XVI, gli oppositori di Francesco hanno spesso strumentalizzato il ricordo del pontificato ratzingeriano per contestare pubblicamente il magistero dell’attuale vescovo di Roma. Un vero e proprio “scisma sommerso”, per usare la celebre espressione del filosofo esistenzialista Pietro Prini, che riaffiora a orologeria nel dibattito pubblico per attaccare Bergoglio. Nulla di più sbagliato e di più offensivo sia verso Ratzinger che “con piena libertà”, come da lui stesso affermato all’atto delle dimissioni e poi ribadito più volte successivamente, ha deciso di lasciare dopo otto anni il pontificato. Sia verso Francesco che, proprio grazie alla rinuncia di Benedetto XVI, ha potuto ereditare il ruolo di vescovo di Roma.

A fare giustizia di questo passaggio di consegne tra Ratzinger e Bergoglio e dell’amicizia autentica che si è subito stabilita tra i due è il volume Joseph Ratzinger – Benedetto XVI. Immagini di una vita, edito da San Paolo, scritto da Maria Giuseppina Buonanno e da Luca Caruso, portavoce della Fondazione Vaticana intitolata al Papa emerito. Il volume, presentato alla Camera dei Deputati il 14 giugno 2017, è impreziosito dalla prefazione di padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede durante gli anni del pontificato del Papa tedesco e attualmente presidente della Fondazione Ratzinger, e dagli auguri del fratello maggiore di Benedetto XVI, monsignor Georg, al Pontefice emerito in occasione dei suoi 90 anni compiuti il 16 aprile 2017.

“‘Tra fratelli non si parla di sfide’. Papa Francesco e il Papa emerito Benedetto XVI – afferma Caruso – ci offrono uno splendido esempio di fraternità episcopale e di amicizia. Per Papa Bergoglio, Benedetto XVI è il ‘nonno saggio in casa’. Ratzinger, a sua volta, è felice nel vedere il suo successore all’opera. Di lui apprezza l’energia, il carisma, la spiritualità, l’allegria. La cordialità tra i due è sincera e si percepisce immediatamente. In tempi di incomprensione e di odio diffuso, è un monito sia per la Chiesa che per la pace tra le nazioni”.

Ma qual è l’eredità di Benedetto XVI? Per Caruso “a noi resta una testimonianza di fede che brilla per coerenza di vita e per profondità di pensiero. Da sempre convinto della bellezza della vita cristiana, Joseph Ratzinger ha compiuto ogni sforzo per annunciare a tutti gli uomini la gioia della fede e dell’amicizia con Dio. E questo sempre nel cuore della Chiesa e in un pieno spirito di servizio, accogliendo i vari incarichi via via affidatigli, anche quando non corrispondevano del tutto alle sue aspirazioni: dapprima, per un anno, vicario parrocchiale a Monaco, poi a lungo docente nelle università tedesche. Quando pensava di aver raggiunto la meta definitiva della sua esistenza, con l’insegnamento della teologia a Ratisbona, arriva nel 1977 l’elezione ad arcivescovo di Monaco e Frisinga e la nomina a cardinale da parte del beato Paolo VI. La sua vita cambia radicalmente, e una nuova e ancora più grande metamorfosi avviene nel 1981, quando san Giovanni Paolo II lo vuole a Roma quale prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. È la nomina decisiva del pontificato wojtyliano. Al Papa polacco il cardinale sarà chiamato a succedere nel primo conclave del Terzo Millennio. I cardinali, infatti, vedono in lui una guida sicura per condurre la barca di Pietro. Benedetto XVI governerà con coraggio, pur tra molte difficoltà. Quel coraggio che, quando prenderà coscienza di non disporre più delle forze necessarie per espletare il ministero pontificio, non gli farà temere la rinuncia”.

Ratzinger rimane nella storia anche per la sua inedita convivenza in Vaticano con il suo diretto successore. Una scelta che, se all’inizio ha destato non poca perplessità, ha visto i due partecipare insieme anche a numerose celebrazioni pubbliche. Ratzinger, spogliatosi del suo antiquato guardaroba papale, ha ricambiato l’affetto sincero che Francesco gli ha sempre testimoniato. Non è dato sapere chi Benedetto XVI immaginasse come successore. A chiunque fosse uscito Papa dalla Sistina, però, Ratzinger, nell’ultimo giorno di pontificato, aveva promesso “incondizionata reverenza e obbedienza”.

Con Bergoglio, al di là della diversità di caratteri, modi di governo e stili di vita, la scintilla è scattata fin dal primo abbraccio a Castel Gandolfo, dieci giorni dopo l’Habemus Papam, tra quei due “fratelli” vestiti di bianco che hanno subito vinto l’imbarazzo di vivere una pagina inedita, e fino a pochi giorni prima inimmaginabile, della bimillenaria storia della Chiesa di Roma. Che tra i due non ci sia stata un’amicizia di facciata lo testimoniano i tantissimi incontri privati, molti dei quali ancora segreti, e le parole inequivocabili di entrambi. “Sono grato – aveva scritto Ratzinger al teologo svizzero Hans Küng – di poter essere legato da una grande identità di vedute e da un’amicizia di cuore a Papa Francesco. Io oggi vedo come mio unico e ultimo compito sostenere il suo pontificato nella preghiera”.

“Benedetto – aveva affermato Bergoglio – adesso abita in Vaticano, e alcuni mi dicono: ma come si può fare questo? Due Papi in Vaticano! Ma, non ti ingombra lui? Ma lui non ti fa la rivoluzione contro? Tutte queste cose che dicono, no? Io ho trovato una frase per dire questo: ‘È come avere il nonno a casa’, ma il nonno saggio”. E chissà che un domani il ruolo di “nonno saggio” non possa toccare anche a Francesco.