È un Flavio Insinna turbato ma deciso, quello che affida al Corriere della Sera la prima intervista dopo gli attacchi di Striscia la Notizia e il polverone mediatico nato dai fuorionda in cui, ai tempi di Affari Tuoi, si rivolgeva in maniera poco educata nei confronti di concorrenti e collaboratori.  Di fronte alle domande di Tommaso Labate (che nei giorni scorsi lo aveva anche difeso con un lungo post su Facebook poi ripreso dal sito del Corriere), il conduttore ammette di avere “paura”: “Siamo agli avvertimenti. Per quanto famoso, resto comunque un saltimbanco. Non sono un potere forte, sono una persona sola”.

Sull’ossessione di Antonio Ricci nei suoi confronti, poi, Insinna sembra avere le idee chiare: “Ho avuto l’ardire di condurre un programma che andava nel suo stesso orario, e andava anche bene. E poi sono l’unico, insieme a Bonolis e a Fabrizio Del Noce, ad avergli risposto per le rime”.

Il conduttore e attore romano ha individuato nella sua recente ospitata a CartaBianca su RaiTre il momento esatto in cui qualcosa è cambiato. Il video del suo intervento era diventato virale, ricevendo anche molte parole di apprezzamento da più parti politiche: “All’indomani di quel mio intervento su RaiTre, avrei avuto solo l’imbarazzo di decidere con chi candidarmi. In quei giorni avevo detto di no. Adesso, con la campagna di odio che sto subendo, le rispondo che invece potrei pensarci”.

Il punto centrale della questione, a parte i metodi utilizzati dal tg satirico di Canale5, restano però le frasi poco carine che Insinna ha riservato all’ormai nota concorrente della Valle d’Aosta, definita “nana di merda”. E a Labate che gli chiede se si è riascoltato, Insinna risponde così: “Lei pensa che non mi vergogni? Mi vergogno ogni minuto di quelle parole. Faccio una lotta quotidiana con me stesso per essere migliore. Ma c’è una cosa su cui non discuto. Non sarò un buono, ma sono una persona perbene. Alla mia talentuosa squadra di Affari Tuoi chiedevo sempre il massimo e certe volte l’ho chiesto male. Me ne scuso e mi vergogno, sì”. La conclusione dell’intervista è dedicata ad Antonio Ricci. “Cosa gli direbbe?”, chiede Labate. “Gli direi ‘parliamoci’. E gli chiederei ‘che t’ho fatto?’. Perché tutto questo odio?”.