Chi non ha mai sognato almeno una volta di avere i soldi di Flavio Briatore? Io. Le poche volte che in vita mia mi sono trovato a giocare al SuperEnalotto ho provato il desiderio di andare subito in chiesa a confessarmi, ma per fortuna (o grazie a Dio come diceva Bunuel) sono ateo, un ateo mistico.

Chissà quanti italiani in questo momento stanno pregando come Marcello Marchesi: “Dio, dammi un assegno della tua presenza!” Sono un uomo profondamente terrestre, con lampi di cielo sotto le unghie, ma tra un resort e una resurrezione preferisco ancora la seconda, o almeno: una resurrezione in un resort.

A pensarci bene, non sono poi così diverso da Flavio Briatore, a parte il conto in banca e la bella moglie. Sono innamorato di una donna che non cambierei con tutte le Belen di questo mondo, perché in fondo di questo si tratta: amare la propria vita. Chi ama la propria vita non può essere vittima di quell’odiosa patologia dell’anima che si chiama invidia.

Come si fa a invidiare uno che crea “eventi di lusso”? In questo caso l’invidia è un lusso che non posso permettermi. Come si fa ad invidiare uno che divide le persone in VIP e non VIP? Come si fa a invidiare uno che molto probabilmente non ha mai visto  Jules e Jim di Truffaut? Mistero della fede. Della fede nel dio denaro.

Non ho nulla contro Briatore, forse mi è quasi simpatico, ma mi vengono invece i brividi quando sento di pellegrinaggi turistici a Porto Cervo per spiare la vita dei ricconi. Come è possibile? Dove è finita la cara e vecchia lotta di classe? Un mondo senza più ideologie annega ai bordi di una piscina. E così in tv ci ritroviamo Briatore in prima serata a fare l’opinionista e Pasolini alle tre di notte a scambiare quattro chiacchiere con Ezra Pound.

Non è un orrore intellettuale quello che provo, non sono un uomo d’intelletto, l’orrore che provo è umano. Nasce dal vedere il mistero dell’uomo ridotto a un gratta e vinci. E la colpa non è certo di Briatore che bene o male fa il suo mestiere d’imprenditore. La colpa è di ogni singolo essere umano che abdica alla propria dignità, e che si riduce a un grumo d’invidia senza speranza, dimenticando il valore irripetibile della propria vita.

E allora mi lancio in un memento mori. Ricordatevi che siete mortali, tra la tombola e la tomba il passo è breve. Non sprecate il tempo che vi resta a invidiare, a parlare di Belen o Briatore, a grattare cartoncini con una monetina nella speranza di cambiare la vostra vita. non si tratta di cambiare la vostra vita ma di iniziare ad amarla, lo capite?

Una cosa va riconosciuta: nel mondo della Formula Uno ci stava bene il grande Flavio, con quel cognome che fa rima con motore: BRRR BRRRUMM BRIATORE! Detto tra noi: come si fa a non amarlo? Ora scusatemi, devo andare al Twiga, sono un figlio di papà e ho la casa in Versilia, ciao a tutti.