L’idea venne ascoltando una radio francese che trasmetteva calcio, basket e rugby in contemporanea. Eppure quando la propose ai vertici della Rai gli risposero: “A chi vuoi che interessi?”. Ci aveva invece visto lungo lui, Guglielmo Moretti, il papà di Tutto il calcio minuto per minuto. Si è spento giovedì a 96 anni, buona parte dei quali trascorsi negli uffici di via del Babuino a Roma, dove un microfono argentato degli anni Cinquanta e due grandi casse appese al muro la facevano da padrone nella sua piccola stanza. La carriera in Rai lo ha visto ricoprire il ruolo di responsabile del Gazzettino del Lazio, una sorta di antesignano del Gr regionale, poi di conduttore di Domenica Sport. È stato anche l’organizzatore di tutto il pool sportivo di Radio Rai e dopo il pensionamento, arrivato alla fine delle Olimpiadi di Los Angeles, non smise d’interessarsi al suo mondo. Divenne, infatti, presidente dell’Inpgi, la cassa di previdenza dei giornalisti. Prima, molto prima, subito dopo la guerra, cercò fortuna in Francia. Diversi lavori e pochi soldi. Anni dopo confessò ai colleghi di aver fatto la fame.

Ma proprio grazie alla sua conoscenza del francese, ebbe l’intuizione che ha cambiato i pomeriggi di milioni di italiani: collegare i campi principali della Serie A come aveva sentito fare in una radio d’oltralpe con sport diversi. Sergio Zavoli aggiunse il nome, con quel “minuto per minuto” che negli anni ha conosciuto diverse declinazioni in altri ambiti, e Roberto Bortoluzzi studiò la parte tecnica. Vinte le resistenze degli ingegneri Rai, allora tanto scettici quanto potenti, si partì. Il 10 gennaio 1960 nasceva Tutto il calcio minuto per minuto. (La foto del nucleo della redazione nel 1972 è presa da tuttoilcalcioblog.blogspot.it: si riconoscono da sinistra Claudio Ferretti, Gioia Paolini, Moretti, Gilberto Evangelisti, Alberto Bicchielli e Ezio Luzzi).

Dovevano essere le prove generali per le Olimpiadi di Roma, fu l’inizio di una delle più longeve e fortunate trasmissioni radiofoniche, capace di resistere all’avvento di internet e della tv. “Un personaggio d’altri tempi, che forse oggi non sarebbe compreso. Era rigoroso, severo e un po’ burbero. Lo chiamavamo il Federale perché aveva un passato legato alla Repubblica di Salò”, ricorda Riccardo Cucchi. Per la sua assistente, Gioia Paolini, è invece ancora oggi “il capo”. Quando Giampiero Galeazzi decise di passare alla tv, gli disse nel romagnolo stretto della sua Forlì: “Ricordati, se un giorno ti incontrassi sanguinante non ti soccorrerei”.

“Avere rapporti con lui è stato un insegnamento di vita. Incuteva timore e le sue decisioni si accettavano, non si discutevano. Ci ha insegnato il mestiere e un po’ a stare al mondo”, aggiunge Cucchi. Una vita cadenzata, aspettando la domenica. Il martedì comunicava le scelte agli inviati, la “griglia”, e per anni ha saputo gestire due personalità forti come quelle di Enrico Ameri e Sandro Ciotti. “I discolacci, li chiamava così. Quando Carosio andò in televisione, Moretti diede il primo microfono ad Ameri e, diciamo così, Ciotti non è che fosse particolarmente contento – spiega Cucchi – Mi raccontò, anni dopo, che Ameri non discuteva mai la scelta del campo. Ciotti, invece, faceva sempre la stessa domanda: ‘Enrico dove lo mandi?’”.

Ci vide lungo non solo nel 1959, quando propose Tutto il calcio minuto per minuto, ma pure anni dopo nell’anticipare il progressivo inserimento di Bruno Gentili, Livio Forma e dello stesso Cucchi. Pescò bene, non facendo rimpiangere il primo, storico nucleo. Sbagliò, solo una volta. Nel 1978 disse al Tg2: “L’immediatezza che possiamo dare noi con qualcosa come venti, trenta collegamenti simultanei è una cosa che la televisione non potrà mai fare anche se dovesse essere messa giuridicamente e politicamente nelle condizioni di farlo”. Invece è successo, ma l’idea avuta nel 1959 era stata tanto geniale che Tutto il calcio minuto per minuto gode ancora di ottima salute. Probabilmente – come ha ricordato anni fa Ezio Luzzi – l’intuizione di Moretti non perderà mai, neanche ai supplementari.