Se l’altissimo numero di astenuti e schede bianche – oltre ad avere una propria valenza – indica una tiepidezza generale degli elettori francesi nei confronti di Emmanuel Macron e Marine Le Pen, allora gran parte della Francia non è rappresentata o è mal rappresentata dai due sfidanti, e ieri ha votato ‘contro’ piuttosto che ‘per’Marine Le Pen si era candidata contro l’euro, il cui malfunzionamento è sotto gli occhi di tutti. Ed effettivamente le classi popolari francesi hanno sacrificato agli idoli di Maastricht più dell’accettabile.

Perciò Le Pen aveva un’autentica possibilità: poteva coalizzare tanti ambienti diversi, anche gente con sentimenti di sinistra o, perché no, di centro. Voglio credere che una parte delle classi medie francesi sia contrario alle diseguaglianze; e capisca perché e per come l’euro affossa – oltre alle classi popolari – anche le intere periferie dell’Unione monetaria: un argomento che abbiamo discusso molte volte.  

Eurobarometro, novembre 2016

Ma Le Pen non si fermava all’euro. Voleva uscire da tutto: dall’Ue, dalla Nato, da alcune regole del Wto e dell’Onu (non la prima). In sostanza, a ben vedere rifiutava l’intero ordine internazionale uscito dalla Seconda Guerra Mondiale sotto la spinta dei liberal democratici come Churchill, Roosevelt, De Gaulle e Adenauer. Non per niente Le Pen sprizzava simpatia per Trump e Putin!

Quanto ai migranti, va bene denunciare – da destra – l’incompetenza e la debolezza della gestione europea. Ma le posizioni più estreme della Le Pen mal si conciliavano con l’uscita dall’euro in funzione del rilancio occupazionale: è proprio in quello scenario che i migranti diventano utili e preziosi (viceversa, l’accoglienza eccessiva prospettata da Macron mal si concilia con l’euro e la disoccupazione).

E tuttavia, rendendosi conto che la Francia non si conquista con una proposta apertamente autoritaria, Marine si era “data ‘na ripulita” (come dicono Roma). Aveva rotto con il padre neofascista, moderava i toni e gli argomenti. Ma il lupo perde il pelo, non il vizio. E così negli ultimi due mesi non ha resistito, e ha commesso due evitabili errori: ha attaccato il Papa sui migranti, alienandosi i cattolici di centro-destra. Ed ha difeso la Francia di Vichy: ricordando così agli elettori da dove viene lei.

Dall’altra parte c’era un candidato filo-euro, espressione dell’élite eurocratica, in sostanziale continuità con le scadenti e screditate politiche di Hollande (come non ha mancato di rinfacciargli Le Pen). Emmanuel Macron però ha una competenza economica importante, e mostra almeno di voler un pochino attenuare i difetti delle politiche economiche europee. Questo è bastato.

Il dato politico di fondo è che – in Francia, in Italia, e altrove – manca un’offerta politica chiaramente europeista e al tempo stesso avversa all’euro (di Maastricht), che prospetti finalmente un’Europa funzionale: integrata solo là dove conviene (commercio, migranti e difesa inclusi), e dietro precise garanzie (come avviene in ogni singola nazione grazie alle Costituzioni). È mai possibile che i no-euro e i no-Maastricht – nel generoso tentativo di salvare l’Europa dal declino e dalla dittatura delle maggioranze (di paesi) – debbano puntare su personaggi impresentabili, populisti, autoritari, incompetenti, demagoghi senza arte né parte che vagheggiano referendum sull’euro impossibili?

Secondo me, in Italia ad esempio, una start-up politica come quella di Macron (fondata solo 6 mesi fa) a supporto di una proposta liberaldemocratica moderata ed europeista ma per l’uscita dall’euro, né sovranistafederalista, allineata con i ‘Comitati del NO’ (al referendum del 4/12/2016) sull’attuazione della Costituzione e della democrazia, guidata magari da qualche politico di mestiere ma capace fare appello alle competenze della società civile e a personale politico nuovo, potrebbe avere immediato successo. Ma finché Maastricht avrà come avversari i vari Le Pen d’Europa, non ci sarà partita. Ieri almeno, l’euro ha vinto per k.o. tecnico.