Il karaoke è un po’ come il Festival di Sanremo: tutti fingono di non essere interessati, per poi tradire un’infinita conoscenza del tema, appena sotto lo scetticismo di facciata. Chi ancora cercava scuse per non dover ammettere la propria passione segreta, può risparmiarsi la fatica: il karaoke, finalmente, è una cosa seria. Si è levato di dosso quella patina da luce al neon di certe gelide periferie per rientrare dalla porta d’ingresso tirato nuovamente a lucido, grazie a una tradizione consolidata e a una sorta di “riabilitazione” arrivata da più parti. La televisione ha trovato nuovi contenitori per proporlo, i locali lo inseriscono in calendario e la tecnologia propone nuovi strumenti ad hoc.

Ci sono almeno cinque ragioni per cui è diventato chic:

C’è chi suona dal vivo
Tra coloro che hanno preso molto seriamente la questione karaoke, c’è un locale della capitale. Il Lanificio 159 di Roma propone una serata a tema, con una caratteristica che lo rende ancor più credibile: chi canta non lo fa con le basi pre-registrate, ma con una band dal vivo. La serata, ideata da L2 Lanificio Live e dal dj Valerio Mirabella, conta su una conduzione e un complesso di validi musicisti (molti dei quali militano nei Joe Victor): “Abbiamo pensato ai cardini della domenica all’italiana: calcio, cibo e canto. Siamo un popolo ancora molto canterino. Il repertorio è studiato e pensato come un’offerta di qualità”, racconta Mirabella.