Beppe Grillo, in quanto garante del Movimento 5 Stelle, non ha “alcun potere di intervento” nel processo di selezione delle candidature locali. Inoltre “il capo politico del Movimento ha il potere di sottoporre a convalida la votazione che aveva coronato vincitrice la lista Cassimatis (…), ma non ha il potere di proporre una votazione degli iscritti su base nazionali per deliberare sulla scelta della lista seconda classificata”. E’ quello che si legge nell’ordinanza con cui il tribunale di Genova ha dato ragione a Marika Cassimatis, la ex candidata sindaco M5s di Genova “scomunicata” dal garante Grillo dopo aver vinto le comunarie M5S del 14 marzo. Il giudice Roberto Braccialini ha sospeso l’esclusione della sua lista e il ripescaggio di quella del tenore Luca Pirondini, vicino ai vertici del partito, che il 17 marzo è stato scelto per correre al suo posto con il simbolo M5S alle elezioni in calendario tra due mesi. E’ stato dunque accolto in pieno il ricorso d’urgenza presentato dagli avvocati Lorenzo Borrè e Alessandro Gazzolo.

In particolare il tribunale ha sospeso l’efficacia “della decisione assunta il 14 marzo 2017 da Giuseppe Piero Grillo (Beppe Grillo) di escludere la lista Cassimatis dal percorso selettivo interno e dal procedimento elettorale relativo al rinnovo del Consiglio comunale ed all’elezione del sindaco del Comune di Genova” e “della deliberazione/votazione del 17 marzo 2017 con cui l’assemblea in rete degli iscritti certificati ha deciso la presentazione del signor Luca Pirondini come candidato sindaco e la presentazione della lista dei nominativi ad esso collegata, per i candidati consiglieri comunali”. Il giudice ha invece rigettato l’eccezione presentata dai legali di Grillo venerdì, secondo cui Cassimatis avrebbe avuto una carenza di interesse per effetto della sospensione dal Movimento comunicata dal garante pentastellato giovedì a poche ore dall’inizio del processo. Ed è entrato nel merito del ricorso. Gli avvocati di Grillo potrebbero proporre un reclamo contro l’ordinanza per vedere ribaltata la decisione.

L’ordinanza ricorda che il codice etico, nella parte in cui introduce la figura del garante del M5S, fa riferimento ai “comportamenti richiesti ai portavoce dell’associazione nonché a coloro che sono stati eletti a cariche pubbliche, ma non concerne invece i semplici candidati alle elezioni locali”. Più avanti si legge che al ‘capo politico’ del Movimento – figura presente nel Regolamento pentastellato – “è riconosciuto un ruolo di indirizzo e impulso particolarmente penetrante che però, proprio nella specifica materia della selezione delle candidature, non si identifica nel diritto di ultima parola“. La decisione finale è infatti affidata alle “deliberazioni/votazioni assunte dalle assemblee telematiche che il capo politico può convocare a sua discrezione nel rispetto delle forme e dei tempi statutari, le quali alla fine producono deliberazioni ‘vincolanti per il capo politico del Movimento 5 Stelle e gli eletti’ sullo specifico oggetto delle candidature da sottoporre all’elettorato”.

La Cassimatis e la sua lista erano stati bocciati da Grillo per alcuni like a commenti di fuoriusciti dal Movimento come il sindaco di Parma Federico Pizzarotti e il consigliere comunale di Genova Paolo Putti. Tra i comportamenti contestati anche la querela per diffamazione nei confronti del garante, in seguito alla quale sia Grillo sia Di Battista sono stati indagati.

“Io e l’avvocato Alessandro Gazzola siamo completamente soddisfatti, in quanto hanno trovato accoglimento totale entrambe le istanze che avevamo presentato”, ha commentato Borrè. “La patata bollente ora passa al M5S, che dovrebbe uniformarsi a quanto deliberato dal tribunale. Il candidato legittimo è la professoressa Cassimatis e il Movimento dovrebbe darle il simbolo”. Resta però nebuloso il futuro della candidata Cinque Stelle. Formalmente è in corsa per le comunali, ma Grillo potrebbe impedirle di usare il simbolo M5s, perché la titolarità è di un movimento diverso da quello che ha espulso la professoressa: è di una associazione registrata da Grillo nel 2012, dal commercialista Andrea Nadasi e dal nipote di Grillo, l’avvocato Enrico Grillo.

La professoressa di geografia all’Istituto tecnico commerciale Rosselli ha commentato con un post su Facebook scrivendo: “Abbiamo vintoooooooo! Grazie a tutti gli amici e sostenitori che ci sono stati vicini un abbraccio! #davidecontrogolia #genova2017 il fidatevi di me in uno stato di diritto non esiste”. Ai cronisti ha detto: “Abbiamo vinto su una questione di diritto, ora c’è grande entusiasmo. Sono il candidato sindaco. Il tribunale ha parlato e ha detto che il ‘fidatevi di me’ che Grillo ha usato per dire che non ero candidabile non ha valore giuridico”. Poi ha aggiunto: “Questa è una vittoria politica, non solo legale. È la vittoria del rispetto delle regole, della democrazia, della legalità e della trasparenza su cui il Movimento fonda la sua esistenza. Se il Movimento propone democrazia, legalità e trasparenza e non gestisce al suo interno in modo democratico e secondo le regole che si è dato la selezione dei candidati… Qualcuno può farsi delle domande”.