“Non c’è nessuna ragione al giorno per cui l’Alta Velocità si fermi a Salerno. Ci vorranno degli anni ma deve arrivare a Catania e a Palermo e per fare l’Alta velocità e arrivare a Catania ci vuole il Ponte, che sarà un modo di sviluppare anche il turismo”. Al Forum di Confcommercio, a Cernobbio, Dario Franceschini dice la sua sull’infrastruttura più evocata degli ultimi decenni. “Essendoci il mare di mezzo, l’Alta velocità deve passare sul ponte; quindi il tema è rovesciato: è il ponte a servizio dell’Alta velocità e non buttato lì come era stato proposto negli anni passati senza un disegno strategico”.

L’idea del ministro dei Beni culturali e del Turismo è chiara. Sul ponte non si può discutere: va realizzato, a prescindere. Esso rappresenta l’imprescindibile porta per il passaggio dell’Alta velocità e, quindi, per “sviluppare anche il turismo”. Questo è molto probabilmente il disegno strategico che fa la differenza, che cambia l’atteggiamento nei confronti dell’opera da parte di Franceschini e del Pd. Già, perché nel passato gli intendimenti sono stati diversi.

Proprio l’attuale ministro dei Beni culturali da capogruppo dell’Ulivo firmò la mozione del centrosinistra che “stoppò” la realizzazione del ponte, giudicandola “non prioritaria”. Molto meglio impegnarsi sul miglioramento della rete autostradale siciliana. Era l’ottobre 2006. La storia dei cambiamenti d’indirizzo da parte del Pd sarebbe lunga, articolata. Un alternarsi di “mai” che si trasformano in “assolutamente sì”, con qualche “forse” che fa capolino qua e là. Ma il punto non è questo. Non lo può essere per almeno motivo. Perché Franceschini, pur essendo parte dei governi Renzi prima, Gentiloni poi, è un autonomo. Autonomo, per essere in grado di marcare i suoi spazi. Di rivendicarli. Quanto questo sia vero lo dimostra, in questo caso specifico, la spiegazione delle sue affermazioni. “Sono solo mie proposte, non decisioni del governo”, ha detto a Cernobbio. Insomma, l’idea fa parte della sua visione. Se poi il governo se ne farà interprete, si vedrà. Lui propone, l’esecutivo disporrà.

Dunque per lui Ponte a servizio dell’Alta velocità e ferrovia adriatica da ridisegnare sono opere necessarie, anche per il turismo. Eppure qualche dubbio esiste. Per la Sicilia dei viadotti chiusi per il crollo di qualche pilone, strade interrotte o sulle quali si può viaggiare su un’unica corsia per anni, opere iniziate e mai terminate, il Ponte e l’Alta velocità non possono essere una soluzione né per il turismo, né per tutto il resto. Che senso può avere raggiungere Catania con l’Av se poi per spostarsi verso i centri dell’interno è necessario servirsi di ferrovie ottocentesche? Senza contare i costi dell’intera operazione.

La Sicilia si unirà davvero all’Italia quando si doterà l’isola di infrastrutture adeguate. Innanzitutto di collegamenti interni capaci di soddisfare le esigenze di turisti e abitanti. Nel 2015 per molte settimane sulla provinciale 15 che collega Piazza Armerina alla villa sito Unesco si è potuto procedere su una sola corsia: era franata parte della carreggiata. Sempre nel 2015, ad aprile, chiusa la A19 tra Palermo e Catania, all’altezza del viadotto Himera. Per riaprirla è stato necessario attendere fino a novembre.

Anche per questo la proposta di Franceschini è quantomeno improvvida. Una proposta che, come in altri casi, non fa i conti con la realtà. Immaginando che il ministro non abbia avuto occasione di spostarsi in Sicilia su una delle tante tratte locali, potrebbe farsene un’idea leggendo l’incipit de Il Casellante, di Andrea Camilleri.

Il treno a scartamento ridotto che si partiva dalla stazione nica nica di Vigata-Cannelle diretto a Castellovitrano, ultimo paisi sirvuto dalla linea, ci mittiva chiossà di ‘na mezza jornata per arrivari a distinazioni, dato che le firmate previste erano squasi ‘na vintina, a non considerari quelle impreviste dovute a traversamenti di mannare di crape e pecori opuro a qualiche vacca che pinsava bono d’addrummiscirisi ‘n mezzo alle rotaie.

La Sicilia del 1940 descritta da Camilleri è non molto diversa da quella attuale. Per la quale il ministro dei Beni culturali e del turismo propone il ponte sullo Stretto.