Questa è una storia di trasparenza a lungo negata su cui il Tar della Lombardia mette un primo punto fermo: “I consiglieri regionali hanno diritto di accedere ad atti e documenti delle società partecipate dalla Regione”. È quanto si legge nella sentenza che impone ad Arexpo, la società proprietaria delle aree Expo partecipata da regione Lombardia e comune di Milano, la consegna dell’ordine del giorno di una riunione del cda alla consigliere regionale del M5S Silvana Carcano.

La vicenda si trascina da quasi un anno, da quando cioè Carcano aveva cercato di prendere visione del verbale del 17 marzo 2016 presentando una serie di istanze di accesso agli atti. A un certo punto la consigliera un verbale lo aveva pure ricevuto, ma talmente pieno di omissis da essere incomprensibile. Persino tutti i punti all’ordine del giorno erano stati sbianchettati, a parte uno. Carcano si era così rivolta al Difensore regionale, un’autorità indipendente prevista dalle norme lombarde per tutelare gli interessi dei cittadini. E il Difensore regionale, a fine giugno, le aveva dato ragione, invitando Arexpo “a consegnare la documentazione richiesta in formato integrale”. Niente che però avesse convinto l’amministratore delegato della società Giuseppe Bomomi e il suo presidente Giovanni Azzone a consegnare il documento. La scusa messa davanti alla trasparenza? L’accesso al verbale di un cda – ha sempre sostenuto Arexpo – avrebbe comportato il rischio che alcune notizie riservate potessero diventare pubbliche, danneggiando la società.

Visto che con le buone Carcano è riuscita a ottenere ben poco, lo scorso novembre si è rivolta al tribunale amministrativo. Troppo tardi – stabilisce il Tar – per avere il verbale completo, visto che il ricorso è stato presentato oltre i 30 giorni di legge dal primo rifiuto di Arexpo (datato luglio) di adeguarsi alle richieste del Difensore regionale. Ma se il Tar giudica irricevibile questa parte del ricorso, accoglie invece la richiesta di ottenere la prima pagina del verbale, quella con l’ordine del giorno del cda, richiesta inoltrata dalla Carcano a ottobre, con un’ultima istanza di accesso agli atti.

E quel che più conta sono le motivazioni dei giudici. Sulle basi dello statuto di Regione Lombardia e del regolamento generale del Pirellone, il Tar stabilisce infatti che “le norme richiamate attribuiscono espressamente ai consiglieri regionali il diritto di accedere ad atti e documenti delle società partecipate dalla Regione – senza che possa attribuirsi alcun rilievo, nel silenzio della norma, all’entità di tale partecipazione – ritenuti utili all’esercizio del loro mandato”. Il Tar entra anche nel merito della necessità di riservatezza che Arexpo ha sempre opposto e a questo proposito cita una precedente sentenza del Consiglio di Stato: “Il diritto di avere dall’ente tutte le informazioni che siano utili all’espletamento del mandato non incontra alcuna limitazione derivante dalla loro natura riservata, in quanto il consigliere è vincolato all’osservanza del segreto”.

Ora Arexpo, a meno di ricorsi al Consiglio di Stato, avrà 15 giorni per consegnare l’ordine del giorno della riunione di un anno fa. “Questa sentenza è un ottimo risultato – commenta Carcano – perché mi permette di chiedere l’ordine del giorno dei cda di Arexpo e poi, punto per punto, di chiedere tutto il verbale. Il Tar ha sentenziato che i consiglieri regionali hanno un non condizionato diritto di accesso a tutti gli atti di utilità all’espletamento del loro mandato e questo è un passaggio molto importante perché parliamo di verbali del cda di una società mista pubblico-privata”. E la parte del ricorso giudicata irricevibile? “Laddove la sentenza può sembrare una mezza vittoria, il fatto cioè che avrei dovuto fare ricorso al primo diniego da parte di Arexpo, per me invece è una vittoria piena perché conferma il mio approccio serio e responsabile. Prima di arrivare al Tar bisogna infatti tentare tutte le altre strade, per evitare di sovraccaricare la giustizia amministrativa e spendere soldi pubblici”.

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