Non c’è verso di far capire a governo e Regioni che non è necessario costruire nuove autostrade e nuove superstrade. La rete autostradale italiana è la più vecchia d’Europa e già abbondantemente ammortizzata: i ventitré concessionari continuano a realizzare extra-profitti senza avere vincoli di tutela dell’ambiente, di miglioramento del servizio e di potenziamento e messa in sicurezza della rete. Potrebbe essere il caso anche della A14, costruita nel lontano 1969, che sta compiendo quasi cinquant’anni e che oggi è stata teatro del crollo del viadotto all’altezza di Castelfidardo.

Sulla carta sono stati promessi tanti investimenti per giustificare gli aumenti tariffari e per avere il rinnovo delle concessioni senza gara; i gestori hanno imposto al governo la logica della rendita di posizione monopolista in contrasto con gli interessi generali di sviluppo, con la tutela dei consumatori, le norme europee e il tanto necessario riequilibrio del traffico dalla strada alla rotaia. Sarebbe ora di mettere la parola fine a inutili infrastrutture, pensare invece ad una rigorosa manutenzione di quelle esistenti.

Il governo e le Regioni sono impegnati nella progettazione di nuove e numerose autostrade in tutta la penisola, dalle Pedemontane di Lombardia e Veneto, alla Livorno-Civitavecchia. Si fanno carte false per avviare opere non giustificate da nessuna analisi della domanda e con costi stratosferici sostenuti da project financing farlocchi. Lo dimostra il caso paradossale della Brebemi, la direttissima Milano-Brescia sempre vuota, costata il triplo delle previsioni: alla fine è sempre lo Stato che paga e garantisce.

La rete d’asfalto stradale ed autostradale è già sufficientemente strutturata e ramificata sugli standard europei: se si verificano livelli di congestione e saturazione è perché le strade sono prese d’assalto da automobilisti e camionisti che trovano poche e inadeguate alternative sui trasporti pubblici o sulla rete ferroviaria. È così siamo il paese più motorizzato d’Europa, con 800 veicoli ogni mille abitanti, che fa viaggiare le merci quasi esclusivamente sui tir, il 93%, e solo il 7% su ferrovia. A bordo delle nostre automobili, poi, viaggiano in media solo 1,1 passeggeri ed i camion vuoti per il 45-50%. Questo contesto inefficiente, distruttivo per l’ambiente, rende invivibile la vita in molte città.

Si pone, poi, il problema della sicurezza stradale e delle scarse risorse. L’Anas si è vista più che dimezzare la sua rete di competenza dopo i decreti Bassanini che hanno dato luogo al federalismo dei trasporti. Federalismo che ha reso possibile far diventare concedenti, cioè soggetti che autorizzano la costruzione di nuove autostrade, le Regioni. Inoltre il decentramento ha spostato le competenze delle strade alle Province, che oggi detengono le competenze ma non i soldi per la manutenzione.