Dal nuovo scontro con Beppe Grillo, all’ultima apparizione televisiva a Otto e mezzo, è chiaro che Renzi non ha capito la lezione del referendum.

La sua comunicazione è rimasta invariata, è la stessa che portandolo alla sconfitta del 4 dicembre l’ha costretto a “dimettersi da tutto”, come dice lui. Ma lui dice anche di aver compreso di aver fatto molti errori. Però non cambia, mentre da uno che ammette di aver sbagliato ci si aspetta questo.

Renzi quindi, dato che non cambia, è destinato a scomparire. La natura su questo non fa sconti: o ti evolvi o ti estingui. Vale in tutto, anche nella comunicazione politica.

Quando oggi critico la sua comunicazione sono obiettivo: sono la stessa persona che prima del voto alle europee, che Renzi ha vinto col 40,8%, scrisse un ebook per dire che era un ottimo comunicatore. Questa è una qualità che gli riconoscevano anche gli avversari.

Ma dove sta sbagliando oggi Renzi? Vediamo la lettera di risposta all’attacco di Grillo sul caso Consip in cui è indagato anche il padre di Renzi, Tiziano. Grillo, in un passaggio del suo post accusa Renzi di essere un “menomato morale” che “dice: ‘per mio padre doppia condanna’, lo esclama così, con l’intensità morale di un’ordinazione al bar del circolo dei compagni di merende. Sono prime pagine che non si possono leggere le uniche cose comprensibili sono schifezze”.

Renzi risponde a Grillo e credo sia molto felice di farlo, perché questo lo riporta ai tempo andati, quando era alla guida del Governo. Renzi ovviamente difende il padre. E’ comprensibile, quindi non mi soffermo su questo, ma su altri dettagli più interessanti a livello comunicativo.

Renzi inizia così: “Caro Beppe Grillo, ti rispondo da blog a blog”. Che vuol dire con “da blog a blog”? Non è che basta aprire un blog e da oggi a domani si diventa, come il M5S, una community online vasta e attiva (ciò che manca al Pd oggi e che Renzi ha sottolineato alcune volte).

E’ lo stesso errore che stanno facendo gli scissionisti del Pd e le formazioni che si stanno creando a destra, decidendo di smettere di chiamarsi partito chiamandosi “movimento. E’ vero che il M5S è la forza politica più attrattiva, che resta prima nei sondaggi. Ma pensare che copiandolo si diventi attraenti come lui è un errore.

Una delle regole del marketing (che vale anche nel marketing politico) dice che se imiti un concorrente, ma tu non sei il primo della categoria, stai facendo pubblicità a lui. Faccio un esempio: se tu sentissi alla radio lo spot di un’auto che dice “la rossa sportiva”, a quale macchina penseresti? Alla Ferrari, giusto? Quindi, se Audi decidesse di descriversi così, perché “la Ferrari piace a tutti”, coi suoi spot non farebbe altro che far venire in mente a tutti l’originale: la Ferrari.

Nella migliore delle ipotesi quando copi il primo della categoria (il M5S è il “movimento” più famoso d’Italia) si diventa la seconda scelta, mentre a parità di prezzo – come alle elezioni, dove votare non ha un costo economico – le persone scelgono sempre l’originale.

L’abbiamo visto al referendum: Renzi ha copiato i temi del M5S parlando per esempio di taglio dei costi della politica e diminuzione dei parlamentari ma non è stato creduto e gli elettori hanno scelto l’originale, che nella battaglia contro i costi della Casta è, appunto, il M5S.

Andiamo avanti con la risposta di Renzi a Grillo. In un passaggio interessante dice: “Quando è stata indagata Virginia Raggi io ho difeso la sua innocenza che tale rimane fino a sentenza passata in giudicato”. E’ vero e credo abbia fatto bene a difendere la Raggi. Lo dissi subito, ma scrissi anche che si trattava di una strategia “domani, di fronte a un attacco 5 stelle su indagini nel Pd, potrà ricordare questo momento”. E’ ciò che ha fatto nella lettera.

Ma la parte tremenda della lettera arriva più avanti. Renzi difende il “babbo” ricordando: “Mi ha tolto le rotelline dalla bicicletta, mi ha iscritto agli scout, mi ha accompagnato trepidante a fare l’arbitro di calcio, mi ha educato alla passione per la politica nel nome di Zaccagnini, mi ha riportato a casa qualche sabato sera dalla città, mi ha insegnato l’amore per i cinque pastori tedeschi che abbiamo avuto, mi ha abbracciato quando con Agnese gli abbiamo detto che sarebbe stato di nuovo nonno…”

E quindi? Basta questo per formare di lui un giudizio positivo? Inoltre tutti i nostri genitori hanno fatto più o meno le stesse cose di cui parla Renzi, come togliere le ruote alla bicicletta, iscriverci per fare sport eccetera. Cosa c’è di eroico? E’ bello, certo, ma cosa c’entra col caso Consip?

Giudicai il peggior discorso del 2015 quello di Maria Elena Boschi che per difendere il padre durante lo scandalo di banca Etruria raccontò: “Mio padre, figlio di contadini, per andare a scuola e diplomarsi ogni giorno faceva 5 chilometri a piedi all’andata, 5 al ritorno e 40 minuti di treno”.

E allora? Oltre a non essere niente di straordinario quello che hanno raccontato dei loro padri – ripeto, sono storie presenti in tutte le famiglie – perché questo dovrebbe convincerci che non c’entrano nulla con gli scandali?

Il problema di base nell’ostinazione comunicativa di Renzi è che in realtà lui è ossessionato da Grillo e dal M5S. Non pensa ad altro. Dalla Gruber ha tirato in mezzo la condanna di Grillo, anche se nessuno aveva ancora nominato il M5S e in ogni suo discorso in piazza o alla direzione Pd parte con l’attacco ai 5 Stelle.

Perché lo fa? Perché il suo piano era quello di soffiare a Grillo il tema del cambiamento della classe politica, che aveva dato al M5S un grande risultato nel 2013. Renzi per un po’ ci è riuscito, con la “rottamazione”. Ma la sua incoerenza, quando invece di rottamare i vecchi arnesi della Casta ha riabilitato Berlusconi, Verdini, Alfano e altri, gli ha fatto perdere credibilità. Così Renzi è apparso più uno del sistema che anti-sistema, ma non l’ha capito e si ostina a interpretare un ruolo al quale nessuno crede più.

Come è possibile che non se ne renda conto? Perché sta facendo la fine di Berlusconi, si fida solo dei suoi yes men, che chiusi sulla torre d’avorio come lui gli dicono che va tutto bene e che deve continuare così.

Il mondo è cambiato, ci sono Trump e la Le Pen, ma lui parla di “più Europa” e di ottimismo. Chiudendosi nei Palazzi e fra i petali del Giglio magico ha perso il contatto con la realtà. Penso che lui creda di averlo vinto quel referendum.