» Cronaca
venerdì 17/02/2017

Inchiesta Consip, indagato anche il padre di Renzi: “30 mila euro al mese a T.”

Il padre dell’ex premier invitato a comparire dai pm Ielo e Palazzi con l’accusa di aver favorito l’immobiliarista Romeo

Tiziano Renzi è indagato per traffico di influenze illecite dalla Procura di Roma nell’ambito dell’inchiesta Consip. Secondo i pm romani Paolo Ielo e Mario Palazzi, che hanno ereditato l’indagine avviata dalla Procura di Napoli, il padre dell’ex premier e il suo amico Carlo Russo (indagato per lo stesso reato) avrebbero usato la loro influenza sull’amministratore delegato di Consip, Luigi Marroni, per indurre Alfredo Romeo a promettere pagamenti nei loro confronti. Romeo ambiva all’appalto più grande d’Europa, Fm4, il facility management per i servizi a tutti gli uffici pubblici italiani. Poi è risultato primo in graduatoria per tre lotti pari a 609 milioni di euro su 2 miliardi e 700 milioni complessivi. Ora è in attesa dell’aggiudicazione.

Nei numerosi colloqui intercettati su delega dei pm di Napoli Romeo e l’amico di Tiziano Renzi, Carlo Russo, 33 anni, fanno spesso riferimento al ruolo del ‘babbo’ dell’allora premier: Tiziano Renzi, che conosce bene il numero uno di Consip, Luigi Marroni.

La Procura di Roma ha ereditato un mese e mezzo fa l’inchiesta per competenza territoriale. Prima ha interrogato, con i pm napoletani, un manager Consip accusato di corruzione da parte di Romeo: Marco Gasparri, difeso dall’avvocato Alessandro Diddi. Poi è salita di livello. Mercoledì ha notificato l’invito a comparire con la contestazione di traffico di influenze al padre del segretario Pd che sarà interrogato tra una decina di giorni. “Non conoscevo l’esistenza di questo reato – ha detto Tiziano Renzi – che comunque non ho commesso essendo la mia condotta assolutamente trasparente come i magistrati, a cui va tutto il mio rispetto, potranno verificare. I miei nipoti sono già passati da una vicenda simile tre anni fa e devono sapere che il loro nonno è una persona perbene”. Il personaggio centrale che tira in ballo Tiziano Renzi nelle conversazioni intercettate è Carlo Russo, un imprenditore che dice di condividere i pellegrinaggi a Medjgorje con Laura Bovoli, madre del leader Pd. Russo è molto legato a Tiziano, padrino di battesimo del figlio minore, ed è stato intercettato più volte mentre parla del ‘babbo’ con Romeo nel 2016.

L’elemento più impressionante e originale dell’indagine è il “pizzino” trovato nella spazzatura sul quale sarebbero scritte di pugno da Romeo – secondo gli investigatori – proprio le iniziali di Tiziano e di Russo accanto ai pagamenti mensili da effettuare. I pm napoletani Henry John Woodcock, Celeste Carrano ed Enrica Parascandolo hanno dato ordine ai carabinieri di sequestrare i sacchetti gettati dopo i colloqui tra i due nell’estate scorsa. Lo scopo era trovare i fogli su cui Romeo scriveva (senza parlare per paura delle intercettazioni) davanti a Russo i destinatari delle somme ritenute possibili tangenti.

Romeo prima dice a Russo la cifra da dare a un soggetto poi scrive una o più lettere sul foglio. Quando dice “30 al mese a…”, secondo gli inquirenti si riferisce a Tiziano Renzi, che sarebbe rappresentato dalla “T.” vergata in silenzio sul foglio.

A buon intenditor poche parole. Secondo l’ipotesi degli inquirenti, nell’ufficio di via Pallacorda a Roma, Russo potrebbe aver concordato con Romeo di dare 30 mila euro al mese a “T.” alias Tiziano Renzi e il suo intendimento – sempre secondo l’ipotesi investigativa – sarebbe stato quello di ottenere un trattamento più favorevole per la Romeo Gestioni nei rapporti con la Consip.

Era il costo di quella che Romeo chiama “una polizza assicurativa”. Nulla a che vedere con le polizze dell’altro Romeo del M5s che tanto ha interessato in questi mesi i grandi giornali. Romeo non voleva una polizza sulla vita ma una polizza sulla sua partecipazione alle gare Consip, uno scudo spaziale contro esclusioni o bassi punteggi che ovviamente riteneva ingiusti. Russo gli promette l’intervento di Tiziano su Marroni e si impegna a organizzare un incontro tra Romeo e Tiziano Renzi: “Ci si va a prendere una bistecchina con Tiziano”. Secondo alcune testimonianze, da verificare, un incontro con Romeo, Russo e Tiziano ci sarebbe poi stato.

Secondo la lettura degli inquirenti l’imprenditore avrebbe quindi offerto soldi “vestiti” da consulenze per Russo ma anche per Tiziano Renzi che però non è presente ai colloqui. Inoltre va detto che i pagamenti ipotizzati per Tiziano non si sono poi verificati. Millanterie di Russo? Gli inquirenti hanno capito male? Certo, proprio quando l’inchiesta da Napoli stava arrivando nel cuore della famiglia Renzi, l’indagine è stata danneggiata irrimediabilmente da una fuga di notizie che, secondo quanto ha dichiarato l’amministratore della Consip stessa, Luigi Marroni, avrebbe avuto come protagonisti il comandante dei carabinieri Del Sette ma sopratutto tre amici di Matteo (non Tiziano) Renzi: Luca Lotti, il comandante della Toscana dell’Arma, Emanuele Saltalamacchia, e Filippo Vannoni. L’avvocato di Tiziano Renzi, Federico Bagattini, invita a non correre: “Ricordiamoci come è finita a Genova sulla presunta bancarotta”. Tiziano Renzi fu indagato e prosciolto.

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Cronaca
La cronologia

Dalle rivelazioni agli interrogatori e alle perquisizioni

 

Il 2 novembre 2016

La Verità, diretto da Maurizio Belpietro, scrive che Tiziano Renzi è “preoccupato per un’inchiesta di una Procura del Sud, probabilmente Napoli”. E sottolinea che il padre del premier si augura che la notizia non esca prima del referendum costituzionale poi perso dal figlio Matteo il 4 dicembre.

 

Il 20 dicembre 2016

La Procura di Napoli constata che le microspie utilizzate nell’inchiesta su un mega-appalto della Consip, che coinvolge l’imprenditore napoletano Alfredo Romeo sono state rimosse dagli uffici della centrale acquisti della Pubblica amministrazione. E interroga i dirigenti che dicono di aver saputo delle indagini in corso.

 

Dal 22 al 27 dicembre 2016

Il Fatto Quotidiano rivela che per la fuga di notizie sono indagati per favoreggiamento e rivelazione di segreto il renzianissimo ministro Luca Lotti, il comandante generale dei carabinieri Tullio Del Sette e il comandante dei carabinieri della Toscana Emanuele Saltalamacchia. E che anche il premier Renzi sapeva dell’inchiesta Consip.

 

Il 23 e il 27 dicembre 2016

I pm di Roma, ai quali i colleghi napoletani hanno trasmesso per competenza uno stralcio degli atti relativi ai presunti reati commessi nella Capitale, interrogano su loro richiesta il generale Del Sette e il ministro Lotti. Entrambi negano il loro coinvolgimento nella fuga di notizie che ha messo in allerta i vertici Consip.

 

L’8 febbraio 2017

I pm di Napoli ordinano la perquisizione degli uffici dell’imprenditore partenopeo Alfredo Romeo, indagato anche per concorso esterno in associazione camorristica. Nel decreto scrivono di un “sistema Romeo ispirato alla corruzione generalizzata e sistematica” e di “riserve di denaro in nero utilizzate da Romeo per pagare le tangenti”.

La Cattiveria

La Cattiveria del 17/02/2017

Cronaca

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