Il nuovo corso di Maurizio Crozza su Nove, il canale del gruppo Discovery su cui ha debuttato venerdì 3 marzo con “Fratelli di Crozza”, parte dal 5,4% di share e da 1,4 milioni di spettatori. Un ottimo risultato, per una realtà ancora work in progress come Nove, e dove la media di share è intorno all’1 per cento, ma abbastanza lontano dai 2.376.000 milioni (9,7% di share) dell’ultima puntata di “Crozza nel paese delle meraviglie su La7 nel dicembre scorso.

Che il trasloco sarebbe stato complicato, Crozza lo sapeva benissimo. E non a caso, in apertura di puntata, ieri sera il comico genovese ha scherzato a lungo proprio sulla sua nuova casa televisiva, sottolineando anche la difficoltà di far traslocare il suo tradizionale pubblico su un canale ancora poco conosciuto dal grande pubblico.

Il programma, però, ha esordito con un piglio gagliardo, mostrando un Crozza ancora più battitore libero, che ha picchiato come un fabbro contro tutto e tutti, lanciandosi anche in prese di posizione parecchio nette e aggressive. “Sono l’unico che va in onda sul ‘Nove’ vestito, in diretta e che non fa sesso”, ha esordito. “So che vi state chiedendo il perché io sia andato sul ‘Nove’, anche mia moglie se lo è chiesto. Voglio dirlo a tutti: io sono qui per soldi. Che avete capito io sono qui per Marinella Soldi, amministratore delegato di Discovery Italia”, che “ha detto no a Renzi” quando l’ha chiamata nel 2015 per fare il direttore generale della Rai. “No a Renzi? Io una che dice no a Renzi l’avrei seguita ovunque“.

Tra i nuovi personaggi portati in scena dal comico, due sono sembrati i più riusciti: Maurizio Belpietro nelle vesti di conduttore di “Dalla vostra parte” e Maurizio Mannoni (anzi, “Mannoioni”), indolente padrone di casa di “Linea Notte”. Da una parte il populismo giornalistico in tv, il “dagli allo straniero” che è centrale (quasi maniacale) nella trasmissione di Rete4; dall’altra, il ridotto radical chic su RaiTre, la gauche caviar sbadigliante di Giovanna Botteri da New York o di Federico Rampini da San Francisco, con “Mannoioni” in studio a condurre senza troppa convinzione.

Non proprio due lati della stessa medaglia, ma indubbiamente due calzanti esempi di come il giornalismo televisivo (e non solo) sia troppo spesso incasellabile in cliché preconfezionati figli delle posizioni politiche. Le imitazioni di Belpietro e Mannoni sono state spassose ed efficaci, con Crozza che si è spinto anche in giudizi molto sferzanti su questi due filoni giornalistici.

Sul fronte della satira politica, il comico genovese ha prima sistemato il Movimento 5 Stelle e la sindaca di Roma Virginia Raggi con “Giunte da incubo”, parodia di “Cucine da incubo” in cui Crozza-Cannavacciuolo va in Campidoglio a provare a raddrizzare le sorti dei grillini nella Capitale. Poi, ovviamente, botte anche sul Pd, tra scissioni (grandiosa l’imitazione di Michele Emiliano) e problemi giudiziari (con l’inchiesta su Tiziano Renzi in primo piano).

Giudizio complessivo positivo, dunque, sull’esordio di Crozza sul Nove. Ma qualcosa poteva funzionare meglio, a cominciare dalla performance dello stesso comico, che in alcuni frangenti è sembrato stranamente emozionato (impaperandosi un paio di volte), mentre la regia si è persa una grafica che Crozza aveva chiamato a gran voce. La struttura del programma, però, è sempre la stessa. Il meccanismo collaudato che Crozza utilizzava già a La7, insomma, con la differenza non di poco conto che ieri sera si è respirata maggiore libertà. Evidentemente il comico ha ottenuto carta bianchissima da Discovery sui contenuti e sull’approccio. Una libertà che, intendiamoci, sembrava esserci anche a La7, ma il piglio visto ieri sera è qualcosa di inedito, una evoluzione ancora più da battitore libero.

Per far crescere gli ascolti e portarli al livello di “Crozza nel paese delle meraviglie” c’è ancora tempo (anche perché Nove deve farsi conoscere), ma l’esordio lascia ben sperare. Anche perché, se è vero che il meccanismo del programma è rimasto uguale, Crozza ha però lasciato la comfort zone di alcuni personaggi già consolidati (Razzi su tutti), proponendo al pubblico imitazioni nuove di zecca.