Mentre prende il via la seconda fase della voluntary disclosure, da cui l’ex premier Matteo Renzi contava di ricavare 2 miliardi, l’Agenzia delle Entrate cerca di rendere l’autodenuncia una strada obbligata per i contribuenti non in regola con il fisco. Un provvedimento appena firmato dalla direttrice Rossella Orlandi prevede infatti l’avvio di attività di controllo a tappeto su capitali e redditi detenuti all’estero e non dichiarati dagli italiani che hanno trasferito la residenza fuori dal territorio nazionale a partire dall’1 gennaio 2010. I criteri utilizzati dall’Agenzia si baseranno sulla presenza di elementi che fanno ipotizzare che il trasferimento sia fittizio. Per esempio chi si è spostato in un Paese a fiscalità privilegiata, non ha aderito all’operazione di rientro dei capitali nascosti all’estero e ha effettuato spostamenti di denaro da e per l’estero può aspettarsi di essere oggetto di una verifica.

Altri elementi tenuti in considerazione saranno l’intestazione di contratti di utenze elettriche, idriche, del gas e telefoniche che risultino attive, la disponibilità di veicoli, la titolarità di partita Iva, eventuali atti del registro che segnalino la presenza in Italia del contribuente e la residenza degli altri membri del nucleo familiare. Ma anche il possesso di “rilevanti partecipazioni in società residenti di persone o a ristretta base azionaria”, la titolarità di cariche sociali, il versamento di contributi per collaboratori domestici, le informazioni relative a operazioni rilevanti ai fini Iva comunicate all’Agenzia.

I controlli, mirati evidentemente a rendere più attrattiva la procedura volontaria di emersione di soldi non dichiarati, saranno fatti sulla base di liste selettive in cui confluiranno per prime le situazioni più anomale di trasferimento della residenza. L’identikit dei soggetti che finiranno nel mirino, spiega una nota, viene stilato dall’Agenzia utilizzando un sistema informatico che incrocia le informazioni disponibili nella banca dati delle Entrate con quelle derivanti dallo Spesometro e dallo scambio di informazioni attivato sulla base di direttive europee e accordi internazionali con le amministrazioni fiscali estere (per esempio il Fatca con gli Usa e il Common Reporting Standard promosso dall’Ocse). Con la direttiva del Consiglio Ue n. 2014/107, ricorda l’Agenzia, è stato introdotto lo scambio obbligatorio delle informazioni finanziarie sui conti detenuti all’estero.

La stessa tipologia di informazioni è scambiata, a livello extra-Ue, nell’ambito degli accordi internazionali basati sul Common Reporting Standard. I Paesi che si sono impegnati a scambiare le informazioni secondo lo standard globale a partire dal 2017 sono 53 e, ad oggi, altre 47 giurisdizioni si sono impegnate allo scambio dal 2018. Relativamente ai conti detenuti negli Stati Uniti, lo scambio di informazioni avviene sulla base dell’accordo Fatca. Infine, la direttiva del Consiglio 2011/16 prevede lo scambio, tra le altre, delle informazioni relative alle proprietà immobiliari estere detenute dai soggetti residenti.

Il lavoro dell’Agenzia sarà facilitato dal fatto che il Decreto fiscale varato lo scorso anno prevede che riceva automaticamente i dati anagrafici di chiede l’iscrizione all’Aire, il registro dei residenti all’estero. Le modalità sono stabilite dal provvedimento della Orlandi: entro sei mesi dalla richiesta di iscrizione, tutte le informazioni saranno girate alle Entrate sulla base delle convenzioni stipulate con il ministero dell’Interno.