Mi sono convinto che per la Campania, anche dopo lo scandalo degli assenteisti all’Ospedale Loreto Mare di Napoli che ha portato 55 arresti e 94 indagati, bisognerebbe istituire un comitato regionale di salute pubblica. Una proposta lo confesso un po’ suggestionata dalla rivoluzione francese e che gioca con il doppio senso della parola “salute” e “ordine”. I presupposti su cui si fonda sono tre:
– i problemi della Campania sono soprattutto causati dalla Campania;
– la salute della popolazione campana è fortemente compromessa al punto da configurarsi come uno “stato di emergenza” che andrebbe dichiarato esattamente come si dichiarano le catastrofi;
– i servizi sanitari tra tagli, corruzioni, assenteismo, clientelismo, sono agonizzanti per cui si tratta di riconoscere uno “stato di eccezione” per derogare dalle politiche sanitarie le stesse che hanno contribuito a metterla in ginocchio.

Alla tesi politica sulla “Campania prima responsabile dei suoi guai” molti rispondono che i suoi guai in realtà deriverebbero prima di tutto dall’allocazione iniqua di risorse. In effetti in base a certi criteri il sistema di riparto attuale del fondo sanitario assicura meno risorse proprio alle regioni che più ne avrebbero bisogno, in particolare quelle meridionali. Questo avviene sulla base della consistenza numerica della popolazione, “corretta” solo per anzianità: le regioni che risultano in proporzione “più giovani” ricevono meno risorse. Non vi è dubbio che se il riparto fosse fatto ponderandolo con altri criteri, come ad esempio quelli previsti dalla legge 662/1996 (popolazione residente; frequenza dei consumi sanitari per età e sesso; tasso di mortalità della popolazione; particolari situazioni territoriali e particolari bisogni sanitari; indicatori epidemiologici territoriali) la Campania avrebbe molti più soldi.

Voglio ricordare che è in atto un braccio di ferro tra le regioni settentrionali e meridionali in ragione del quale si è riconosciuto al sud un indice di deprivazione e al nord si è incrementato il peso dell’indice d’anzianità, con la conseguenza che il secondo ha annullato il primo.

Allo stato attuale delle cose le regioni meridionali subiscono una perdita di risorse pro/capite pari a 29,4 euro, quella della Campania, in particolare, è di ben 65,3 euro. Non deve quindi meravigliare se essa è ultima nella statistica di spesa sanitaria per abitante e per numero posti letto. A questi dati bisogna aggiungere quelli ancor più drammatici sulla salute della popolazione: ultima nella statistica per aspettativa di vita; prima nella statistica per mortalità cardiovascolare; tra le prime nella statistica per mortalità per tumori e per mortalità infantile. A rendere ancor più infame questo quadro, va ricordato che la Campania è tra le ultime regioni per tasso di fecondità e che ha subito il maggior tracollo nei dati sulla crescita naturale dal 2004. Infine, a rendere ancor più tragicamente grottesco il tutto, i numeri sulla mobilità regionale: la Campania esporta i propri malati a beneficio delle regioni del nord per un importo pari a 281 mln (saldo passivo).

La Campania, dunque, è la principale causa dei suoi problemi tra i quali esiste anche quello non secondario del sotto-finanziamento, della corruzione, della speculazione, dei camorristi che sotterrano i rifiuti pericolosi, degli assenteisti, del commissariamento di tutti i sindacati confederali, della mobilità sanitaria ecc.

Con le chiacchiere si fa ben poco, servono investimenti perché la Campania diventi un luogo dove si muoia e si nasca normalmente come in tutte le altre parti del paese. Sarei quindi favorevole a definire una quota capitaria di emergenza e di eccezione, magari a termine, vincolata però ad un rigoroso piano di interventi protetto da un soggetto di garanzia come potrebbe essere, appunto, un “comitato di salute pubblica” da istituire ponderando bene le necessarie rappresentanze.

Il problema, certo, sono i soldi ma anche come si spendono e chi li spende. Oltre a un rifinanziamento della sanità, occorre una vasta moralizzazione del sistema. Ormai il lavoro nella sanità campana è fatto prevalentemente da contratti atipici. Se distribuire più soldi serve solo a far ingrassare le agenzie che, con le classiche complicità con l’istituzione pubblica, sfruttano in maniera indegna il lavoro interinale, allora dico meglio le garanzie dei denari. Altrimenti avrebbe buon gioco Zaia a teorizzare “il muro contro muro”, dopo la retata degli assenteisti.

Tutto il mio ragionamento si basa sul fatto che per dichiarare lo stato di emergenza e di eccezione in Campania è necessario definire delle “politiche discrete” e derogare da quelle nazionali che nello stesso modo riguardano tutte le regioni. Il governo è disponibile per la Campania a definire politiche specifiche? E la Campania è disponibile a organizzare un comitato di salute pubblica quale primo garante di moralità?