Scaricare tutte le colpe su Ignazio Marino. Scovare una qualche irregolarità nella delibera con cui la sua amministrazione aveva concesso la dichiarazione di pubblico interesse al nuovo stadio della Roma: chi ha studiato da vicino il dossier (e non lo vede di buon occhio) è convinto che siano diversi i profili di illegittimità, che se confermati permetterebbero al Consiglio comunale di annullare a cuor leggero quell’atto da cui si origina tutto. È l’ultima speranza del Movimento 5 stelle per tirarsi fuori dalla grana sull’impianto giallorosso. Al sol pensiero, in Campidoglio tirano un sospiro di sollievo. E non solo i consiglieri dichiaratamente ostili al progetto. Anche gli altri, moderatamente contrari o addirittura neutrali, che però temono che su Tor di Valle si scateni l’ennesima crisi di governo. Per questo gli uffici del Comune hanno richiesto all’Avvocatura capitolina il parere su una serie di punti della famosa delibera n. 132/2014. In attesa del responso, è tutto fermo. Così nell’incontro tra la maggioranza e Beppe Grillo che avrebbe dovuto essere decisivo sullo stadio, praticamente dello stadio non si è mai parlato.

GRILLO: “VENIAMO DAL BASSO” Il garante del Movimento 5 stelle è tornato per la seconda volta in tre giorni in Campidoglio, in questa sua settimana nella Capitale. Lunedì aveva incontrato la Raggi e il vicesindaco Luca Bergamo, insieme al suo staff e ai parlamentari tutor Bonafede e Fraccaro, per avere un dettagliato resoconto sul dossier Tor di Valle. Stavolta il vertice è stato allargato ai consiglieri (si è trattato del secondo contatto di persona dall’inizio della legislatura), senza che fosse necessaria la presenza della prima cittadina. Chi si aspettava una resa dei conti sullo stadio è rimasto deluso: l’argomento è stato solo sfiorato per pochi minuti, solo per concordare di aspettare di avere tutte le carte prima di decidere. Si è parlato di altri temi, quelli che nell’ultimo mese sono stati accantonati per risolvere la grana dell’impianto giallorosso: i consiglieri hanno parlato a turno, esponendo le iniziative di propria competenza. Grillo ha rinnovato l’invito, già fatto nell’ultima visita di ottobre, ad “uscire dal palazzo”: “State fra la gente: noi veniamo dal basso e in basso dobbiamo rimanere”, le parole del garante. “Dobbiamo fare tanto con poco, perché le risorse sono quello che sono”. Una raccomandazione a continuare ad occuparsi delle cose che stanno più a cuore ai cittadini. E anche a comunicarle meglio.

DELIBERA ILLEGITTIMA? Intanto però il problema dello stadio della Roma continua a tenere banco. Lui era sceso nella Capitale per sbloccare la situazione e far accettare alla maggioranza un accordo più o meno raggiunto con la società (lo stesso che aveva provocato le dimissioni dell’assessore Berdini). Ma a questo punto le cose potrebbero andare diversamente. Ad oggi, l’unica certezza è che il Movimento 5 stelle non ha ancora deciso: “Aspettiamo di avere tutte le carte per farlo”, spiegano i consiglieri. Che però ripetono: “L’ultima parola spetta alla maggioranza”, come a ribadire il loro ruolo nella partita. In molti a questo punto sperano che dall’Avvocatura arrivi un pretesto per ritenere illegittimo il pubblico interesse concesso da Marino: l’argomentazione giusta sarebbe già contenuta sia nella bozza di revoca elaborata dal tavolo dell’Urbanistica di Francesco Sanvitto (il gruppo di attivisti che continua a protestare contro il progetto), sia nel parere che Ferdinando Imposimato ha fornito al gruppo regionale M5s. Se così fosse, servirebbe comunque un atto da parte del Consiglio comunale per annullare la delibera 132, ma il voto sarebbe sereno. Perché tutti nel Movimento sono d’accordo sul fatto che “lo stadio si deve fare nel rispetto delle regole”.

SI ASPETTA L’AVVOCATURA In caso contrario ci vorrà una decisione politica, molto più difficile da prendere visto le varie opinioni in maggioranza: si discute di revocare o piuttosto modificare l’atto di Marino (anche qui si attendono lumi dall’avvocatura sulle opzioni a disposizione). A fine giornata Grillo ha rilanciato l’ipotesi di una collocazione diversa da Tor di Valle, che però probabilmente farebbe ripartire il progetto da zero. Tutti attendono i giuristi capitolini. Alcuni sperano in un pronunciamento immediato (lo stesso leader del Movimento ha parlato di “uno-due giorni” per una scelta definitiva della sindaca); altri, per la complessità della materia e il peso della posta in palio, ritengono che possa volerci di più. Ma il tempo stringe: venerdì dovrebbe esserci un nuovo incontro con l’As Roma, dopo il rinvio di quello odierno. Il 3 marzo, invece, scade la conferenza dei servizi, a meno di ulteriori proroghe. E a quel punto il progetto morirebbe per “cause naturali”, in assenze di un atto favorevole dalla Giunta Raggi. Ma sarebbe molto meglio se anche lo stadio (mancato) della Roma andasse ad arricchire il faldone dei “pasticci ereditati dalle giunte precedenti”.

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