Cemento su cemento, ovunque per l’Italia. Stadi, palazzi, grattacieli, strade, autostrade, aeroporti e tangenziali. Terreno fertile perso per sempre, alberi abbattuti. E ovunque il mantra “non c’è scelta. È il progresso, baby”.

Tutti gli occhi sono ora puntati sullo stadio di Roma, ma anche a Bologna si preparano le carte per una nuova colata di cemento. Il Comune, in accordo con Società Autostrade, vuole allargare l’Asse Autostrada-Tangenziale, espropriando le terre appartenenti a diverse famiglie e asfaltando terreno fertile.

I Comitati contro l’ampliamento spiegano le loro ragioni per opporsi: l’asse autostradale passerebbe praticamente all’interno della città, portando quasi otto milioni di auto in più all’anno e aumentando, quindi, l’inquinamento.

Politici e costruttori sembrano voler ignorare le conseguenze sulla salute dei cittadini, convinti che a maggior numero di strade corrisponda meno traffico.

No, è tutto il contrario. Più strade ci sono, più auto ci sono, e il traffico o resta uguale o aumenta. Se paragoniamo l’estensione della rete stradale pro capite al numero delle auto pro capite, capiamo quanto sia assurda (e tutta italiana) l’idea di costruire nuove strade e avere 2-3 auto a famiglia.

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Ma torniamo al Passante di Mezzo, che esproprierà case e terreni a molti bolognesi: tra loro Elena e Marco Besa che, oltre a coltivare la terra per l’autoproduzione e allevare api, hanno piantato più di 2500 alberi, all’interno di un programma europeo di arboricoltura, preservando la natura e la biodiversità: una vera e propria oasi naturalistica, in una zona purtroppo fortemente degradata dalla cementificazione e dall’inquinamento (acustico e non solo). Negli anni il loro terreno si è trovato circondato e spezzato in due da progressive colate di cemento: aeroporto, Tav, tangenziale, autostrada…e ora il Passante di Mezzo, a spazzar via l’ultimo baluardo di natura.

La Valutazione di Impatto ambientale d’altra parte è poco trasparente. Secondo i comitati di cittadini non si prende in considerazione il piano degli espropri, rendendo impossibile valutare correttamente l’impatto sull’ambiente e, di conseguenza, la compatibilità complessiva dell’opera. I comitati che stanno provando disperatamente a fermare il progetto, chiedono di misurare l’inquinamento con stazioni fisse di monitoraggio, completare il servizio ferroviario metropolitano con i fondi già disponibili, terminare le opere viarie incompiute, potenziare i mezzi pubblici ecologici e se tutto questo non bastasse, bandire una gara internazionale per valutare soluzioni alternative sostenibili.

Ad appoggiare i comitati, anche Vincenzo Balzani, professore emerito di Chimica dell’Alma Mater, e un gruppo di accademici, professori, esperti di varie discipline. Definiscono la scelta di allargare la tangenziale “una scelta miope”, ossia che non sa guardare lontano. La riduzione del numero di auto e tir in circolazione, resta l’unica valida alternativa a un sistema di trasporti (e di economia) sempre più insostenibile.