“L’Italia rappresenta il principale fattore di rischio per la stabilità dell’Eurozona“. Un rischio superiore a quello posto dalla Francia, che pure tra due mesi andrà alle urne per eleggere il nuovo presidente e vede in testa nei sondaggi la candidata del Front national Marine Le Pen, intenzionata a far uscire il Paese dalla Ue. A metterlo nero su bianco è Marco Stringa, senior economist di Deutsche Bank, in un report per gli investitori. Stando all’analisi dell’istituto tedesco, la ormai probabile scissione del Pd va monitorata con attenzione, perché avvantaggerebbe gli euroscettici. Inoltre il mercato potrebbe interpretarla negativamente e questo potrebbe tradursi in un aumento dei tassi di interesse sui titoli di Stato italiani, con conseguente ulteriore allargamento dello spread rispetto agli omologhi tedeschi. Spread che dopo le dimissioni di Matteo Renzi da segretario, domenica scorsa, si è già ampliato toccando, lunedì, i 190 punti base contro i 187 della chiusura di venerdì.

Secondo Stringa, “la probabilità di uno sviluppo negativo in Italia nel breve e medio termine è maggiore di quella di una vittoria del Front National alle presidenziali”. Che pure preoccupata non poco i mercati: non a caso martedì il costo per assicurare da un eventuale default il debito pubblico francese è salito al massimo da oltre tre anni. Secondo i dati Markit, i credit default swaps a 5 anni sul debito pubblico francese (contratti che consentono appunto di tutelarsi da quel rischio) sono saliti a circa 67 punti base. La società di informazioni finanziarie ritiene che ci sia una probabilità di circa il 5,5% di un default della Francia di qui a 5 anni, contro il 3% di inizio febbraio.

Intanto anche Standard and Poor’s, nel rapporto “A stronger eurozone economy, despite higher volatility on bond markets”, sottolinea che l’Italia è invischiata in uno stallo politico, una situazione che potrebbe fare del 2017 un anno perso per quanto riguarda le riforme di cui il Paese ha bisogno. “L’economia italiana sembra alle prese con una debolezza strutturale di crescita e inflazione che permette al partito populista del Movimento 5 Stelle di sostenere che lasciare l’euro possa risolvere i problemi dell’economia del Paese”, si legge nel documento.

Citando gli ultimi dati disponibili su crescita, spesa per i consumi e investimenti, l’agenzia di rating scrive che “da un punto di vista più strutturale, le fragilità dell’Italia poggiano su un outlook politico incerto che con ogni probabilità resterà sotto i riflettori quest’anno”.