– Da Lione – 

La foto di Marine Le Pen mentre tiene sul braccio un’aquila o accarezza i cavalli costa 5 euro, mentre con il doppio ci si può portare a casa uno scatto ricordo della serata di gala con la nipote e deputata Marion. I militanti del Front National, a Lione per la due giorni che lancia la campagna per le presidenziali, affollano il tavolo con le immagini ricordo e scelgono il gadget da portarsi a casa. “Serve per testimoniare che noi c’eravamo”, commentano subito sulla difensiva. E poi con tono quasi solenne: “Oggi comincia la vera battaglia e noi siamo qui”. In questo weekend è successo di tutto e tutto in una sola città: la stella nascente Emmanuel Macron ha riempito un palazzetto dello sport al grido di “Europa”, Jean-Luc Melenchon – il leader della gauche-gauche – ha fatto un comizio di “resistenza” con ologramma trasmesso a Parigi. Quelli del Front però, a malapena se ne sono accorti. Quando sono le 15 di domenica, Marine li aspetta nell’arena della sala congressi per il comizio di chiusura: palco blu con sfondo blu, tre bandiere della Francia che spiccano solitarie. Il pubblico, quasi 5mila persone, si scalda intonando la Marsigliese e interrompe il discorso della leader solo per dare il via al coro On est chez nous, “qui siamo a casa nostra”, giusto per evitare ogni malinteso. “Contro la sinistra e la destra dei soldi, io sono la candidata del popolo” esordisce la Le Pen, riuscendo così a impallinare con un colpo solo l’ex banchiere ed ex socialista Macron e il repubblicano François Fillon, malconcio per via degli stipendi della moglie. Davanti ai partiti che implodono, tra liti interne e scandali, quella che fu la figlia di Jean-Marie e ora è soltanto Marine, si presenta come l’alternativa stabile e della “coerenza”. Il discorso che dà il via alle danze dura poco più di un’ora: la leader cita Charles De Gaulle e Victor Hugo, attacca Europa, Nato e immigrazione, e più che dare sorprese conferma la linea di sempre al grido di “Viva la Repubblica e viva la Francia”.

“Estremisti? No, patrioti”. E Marine propone Frexit e uscita dalla Nato
Il messaggio è chiaro: il momento storico è quello dei popoli che si rivoltano al sistema così, a fianco degli Usa di Trump (nome accolto da un boato della platea), cita anche gli italiani che hanno votato No al referendum per la modifica della Costituzione. Lei intende mettersi su quella scia. I militanti, che sono venuti solo per lei da tutta la Francia, rispondono con una standing ovation. Sono stati i primi a rivendicare la fine dei partiti e ora non ci stanno più a essere chiamati di estrema destra: “E’ solo un modo per squalificarci, noi siamo per il popolo”, dicono. “Noi siamo patrioti”. Così patrioti da scaldarsi soprattutto alla promessa della loro présidente: se sarò eletta, dice, convocherà entro sei mesi un referendum sulla Frexit, cioè l’uscita della Francia dall’Unione Europea, e farà anche uscire Parigi dal comando integrato della Nato, una decisione che già prese nel 1966 il generale De Gaulle e fu poi revocata nel 2009 da Nicolas Sarkozy

Parla decisa, convinta che saranno gli altri a dover stare al passo del suo discorso e non viceversa. Quasi spiazza: “Siamo pronti a fare un governo di unità nazionale dopo le elezioni”, dice. Ma appare strategia: “A contrapporsi oggi sono i patrioti da una parte e i mondialisti dall’altra, quelli della globalizzazione economica e della minaccia jihadista. Noi siamo tra i primi, quello che ci fa agire è la patria. Vogliamo coinvolgere tutti i patrioti di destra e di sinistra. Da ovunque voi veniate, avrete un posto al nostro fianco”. Se i partiti tradizionali crollano, Marine conferma di essere in prima fila per raccogliere chi fugge dalla nave che affonda.

L’anno più atteso con una parola d’ordine: “Prima i francesi”
Il 2017 è l’anno che il Front National aspetta da sempre: dopo l’exploit del 2002 quando fece, allora sì, tremare il sistema arrivando a sorpresa al secondo turno, sono seguiti anni di “pulizia”. La grande regista è proprio lei, la figlia di Jean-Marie, che si è presa il partito e ora pretende di raccogliere i risultati della repubblicanizzazione del partito. I principi su cui si gioca tutto sono appunto patriottismo, prossimità (il locale che deve essere più importante del globale) e libertà. In totale sono 144 le proposte del suo programma presentato ufficialmente agli elettori nel weekend di Lione. La novità, già annunciata nei giorni scorsi, è la modifica della Costituzione per inserire nella carta fondamentale il principio della “priorità nazionale ai francesi”, soprattutto nell’ambito del lavoro. Quindi protezionismo economico, aiuto alle piccole e medie imprese e stretta sull’immigrazione: “Chi viene in Francia deve innanzitutto rispettare le leggi”. Per quanto riguarda le misure sociali invece, tema su cui il partito rivendica di essere uno dei più attenti, Le Pen propone addirittura gli 80 euro al mese per chi guadagna meno di 1500 euro al mese, misura di cui Renzi va orgoglioso e della quale i suoi critici minimizzano l’effetto.

Ex militari, ventenni e identitari (che non si nascondono più)
Questo è il debutto della campagna elettorale alla quale la Le Pen e il suo staff lavorano da anni. A Lione ci sono gli anziani militanti che stavano nell’esercito e che si presentano con le medaglie appuntate e i ventenni rampanti che sono stati chiamati dalla presidente ad aprire le tavole rotonde. Ma pure gli identitari, quelli che vengono da una tradizione legata all’estrema destra delle origini. Non solo non si nascondono, ma non hanno nemmeno più bisogno di giustificarsi: uno dei loro leader storici Philippe Vardon ad esempio, è consigliere regionale in Provenza.

E’ la doppia anima, forse il doppio motore del Front National alle presidenziali di primavera, stilizzato anche sulle giacche dove sono appuntate, una a fianco dell’altra, la rosa blu simbolo della campagna elettorale e la fiamma bianca-rossa-blu delle origini, che fu ispirata dal Msi italiano. “Noi prendiamo un po’ della destra e un po’ della sinistra”, dice Jordan Bardella che ha 21 anni ed è uno dei membri del comitato della campagna elettorale. “Oggi la vera contrapposizione è con i mondialisti. I giovani ci chiedono patriottismo e valori nazionalisti. Se vogliamo mettere limiti all’immigrazione non siamo dei razzisti, ma semplicemente siamo quelli che vanno nelle periferie ad ascoltare i problemi delle persone”.

“Macron? E’ il figlio del diavolo. Cioè del sistema”
La “bolla” di Emmanuel Macron, quello che sembra ormai l’unico avversario
, non fa paura quasi a nessuno. “Perché noi siamo un elettorato fedele e strutturato”, spiega la segretaria di circoscrizione di Lille Marie Christine Bouquet. “Chi c’è a sostenerlo sul territorio? Chi lo finanzia dal momento che non ha nemmeno un partito? L’ex ministro è il figlio del diavolo, ovvero del sistema. La gente non è stupida: lo sanno che noi siamo quelli che per anni sono rimasti coerenti con il loro operato”. A raccontare come il Fn è cambiato nel tempo sono i fratelli Philippe e Michel Magni che hanno 63 e 66 anni e vengono dall’est della Francia: “Noi c’eravamo ai tempi di Jean-Marie Le Pen ed è davvero cambiato tutto. Ci sono tanti giovani, non solo vecchi militari. Ad esempio il partito si è aperto anche sul tema dell’omosessualità: molti dei nostri eletti sono gay dichiarati”. Questo non vuol dire che non ci siano dei temi su cui non hanno intenzione di derogare: “L’abolizione del matrimonio omosessuale è una priorità e lo dice anche Marine”.

La body-guard: “Prima la insultavano, ora si avvicinano per stringerle la mano”
Qualcosa è comunque già cambiato, da tempo: ai vertici del partito, tra gli elettori e tra i militanti. “E’ ora di smetterla di chiamarci estrema destra – scandisce Jocelin Montesi, 61 anni e vicesindaca del Frejus – Noi siamo innanzitutto francesi. Agli inizi le persone mi insultavano per la mia adesione al Front National, adesso sono loro a farmi ridere”. Montesi è anche la leader dei collettivi che si occupano sul territorio dei problemi legati alla vecchiaia: “Il nostro welfare non riesce a sostenerli e per questo noi andiamo da chi ha bisogno d’aiuto. Ascoltando i problemi della gente abbiamo ottenuto credibilità e rispetto”.

La Francia che si vergognava della Le Pen ha lasciato il posto a politici che ora la inseguono sullo stesso terreno. “Io me lo ricordo – dice Thierry Jaszyk, 60 anni, di origini polacche – Quando all’inizio mettevo la bandiera nazionale in giardino la gente mi dava del razzista. Ora le bandiere sono diventate tante”. Lo raccontano emozionati come se per il solo fatto di essere rispettati avessero già vinto. L’analisi più lucida è forse quella di una delle guardie del corpo della Le Pen che, in un momento di pausa, si lascia scappare un commento: “Le contestazioni di un tempo sono solo un ricordo. Quando andiamo in giro si vede che la gente la rispetta e la stima. C’è sempre qualcuno che viene a stringerle la mano”. Per ora la strategia di Marine ha funzionato, resta solo da giocare la partita più difficile.