Aveva denunciato in tempi non sospetti le “ombre cinesi” sul Pavia calcio: un anno dopo la società non si è iscritta al campionato ed è fallita per i debiti accumulati. Ma la FederCalcio ha squalificato lui: Massimo Londrosi, ex direttore generale della squadra, è stato deferito e inibito per 45 giorni (la procura aveva chiesto addirittura tre mesi) per aver rivelato proprio a ilfattoquotidiano.it tutte le incongruenze che si nascondevano nei bilanci della società lombarda.

A marzo 2016 Il Fatto.it aveva parlato della strana situazione del Pavia calcio: allora la squadra, di proprietà del cinese Xiadong Zhu, veleggiava nelle parti alte del girone A di Lega Pro. Il proprietario con gli occhi a mandorla aveva promesso la Champions League, i tifosi sognavano almeno una storica promozione in Serie B, nulla (o quasi) lasciava presagire quanto sarebbe successo solo pochi mesi dopo. In quell’articolo, grazie alle rivelazioni di Londrosi, si mettevano in luce alcune anomalie nei conti della società: come un flusso di soldi di incerta provenienza da Hong Kong; e una gestione tutt’altro che virtuosa, con spese fuori controllo. L’ex direttore generale, allontanato dalla proprietà ad inizio stagione, aveva anche presentato degli esposti alla Guardia di Finanza e alla Procura della Figc. L’indagine della giustizia ordinaria pare stia ancora facendo il suo corso. Quella della giustizia sportiva si è conclusa con un’archiviazione lo scorso 31 agosto: “Nessuna fattispecie di rilievo disciplinare” il responso. Al danno però è seguita anche la beffa: Londrosi è stato appena deferito per violazione dell’art. 1bis comma 1 del Codice di giustizia sportiva, avendo tenuto – si legge nel dispositivo – “una condotta contraria ai principi di lealtà per avere reso dichiarazioni fortemente critiche nei confronti della Società AC Pavia Srl in un articolo comparso sul sito web www.ilfattoquotidiano.it”, oltre che “per aver fornito ad un creditore una lista di fornitori che erano in attesa di pagamento” (informazioni che avrebbero contribuito a determinare l’istanza di fallimento).

Insomma, per il Tribunale Federale Londrosi ha mentito e si è comportato in maniera scorretta, quando dichiarava che “la società risulta altamente esposta sotto il profilo finanziario”. La realtà dei fatti però gli ha dato ragione: lo scorso giugno il Pavia non si è iscritto al campionato di Lega Pro per il parere negativo della Covisoc, l’organo di vigilanza sulle società professionistica. Da gennaio, infatti, la proprietà aveva smesso di pagare contributi e stipendi. Dopo le denunce del direttore generale, i trasferimenti di denaro da conti terzi si sono interrotti: per un certo periodo Zhu ha versato soldi di tasca sua, poi si sono chiusi i rubinetti. E i debiti sono esplosi, proprio come ammoniva la relazione di bilancio: “La prospettiva di continuità dell’attività potrà essere garantita esclusivamente dall’intervento dei soci”, scrivevano i revisori. Cosa che da inizio 2016 non è più avvenuta. La vecchia proprietà ha rastrellato qualche spicciolo per l’iscrizione, ma senza più ripianare le perdite. E così il Pavia è stato escluso dal campionato. A ottobre è arrivato anche il fallimento, per debiti accertati superiori a 3 milioni di euro. Nel frattempo i cinesi avevano anche ceduto (anzi, regalato) la società all’imprenditore romano Alessandro Nuccilli per la cifra simbolica di 1 euro, rimanendone però amministratori.

Oggi il calcio professionistico a Pavia non esiste più: una nuova squadra, l’Fc Pavia 1911, è stata fondata senza alcun legame con la precedente, e disputa il campionato di Eccellenza (dove si sta giocando la promozione con l’Arconatese). La provenienza di quel milione e mezzo di euro non identificato non è mai stata chiarita e il cinese Zhu non si è più fatto vedere in Italia. La giustizia deve ancora accertare le responsabilità del fallimento e chi dovrà farsene carico: c’è una lista di 123 creditori tra calciatori e dipendenti, ma anche privati e fornitori vari, e persino il Comune o l’Agenzia delle Entrate, che attendono di essere pagati e forse non lo saranno mai. Ma l’unico ad aver commesso un illecito, secondo la FederCalcio, è chi aveva avvisato del disastro imminente.

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