“Difendete la vostra emozione come si difende una creatura tenera”, questo scriveva Mirko Gualerzi, pittore e scultore dimenticato, morto in un ospedale psichiatrico. Io e mio fratello abbiamo una passione per gli artisti sconosciuti, per gli artisti solitari che fanno della propria solitudine un nutrimento.

Per Roberto è stato amore a prima vista, un colpo di fulmine e di pennello, ha trovato Il giocatore di disco di Mirko Gualerzi appoggiato a un muro, nel mercatino sotto casa. Per 100 euro si è portato a casa un capolavoro. Siano benedetti i mercanti d’arte che non capiscono nulla di arte!
Un quadro che si ama non è solo un quadro: è una presenza.
Un quadro che si ama è una creatura vivente.
Un organismo pittorico pulsante.
Appena vidi il quadro anche io persi la testa. Ora la casa di mio fratello è praticamente un museo vivente dell’opera di Gualerzi. Sono quadri inquietanti che celano una tenerezza inviolabile. L’arte ha sempre un effetto esaltante. Intensifica la vita e la percezione della vita stessa.
L’arte è gioia, anche se nasce da un dolore profondo.
L’arte è dolorosa, anche se è il frutto di un gesto creativo gioioso, potente e vitale.

Quando penso a Gualerzi penso a un rubino ardente che si scioglie nel sangue, penso alla vita come a un precipizio da corteggiare con la danza.
Difendere le emozioni, di questo si tratta in definitiva, in ultima istanza.
Difendere le emozioni contro chi vuole appiattirle e soffocarle.
Difendere le emozioni per squarciare il velo dell’abitudine, dell’ottundimento, della noia che diventa tormento esangue.
Un quadro che si ama è sempre una sfida: ci sfida ad essere.
Essere, semplicemente. Solo tu. Solo noi.
Prima che cali il sipario, drappeggiando i confini oscuri della nostra mortalità, danziamo nella vita, felici anche della polvere.