Gigino e Roberto. Due personalità forti protagoniste di una polemica dura e devastante. In mezzo Napoli e i napoletani. Una pena enorme. Come al solito, quando i due, de Magistris e Saviano, si scontrano, si formano subito due opposte tifoserie. A quel punto fatti e parole non contano più, i ragionamenti e le analisi ancora di meno. Vince chi la spara più grossa. Pazienza, il mondo di oggi va così. Noi tentiamo di ragionare.

Ogni volta che scende a Napoli, Roberto Saviano fa partire una polemica contro il sindaco Luigi de Magistris. E’ un suo diritto. Nel farlo, lo scrittore parte da un vantaggio di non poco conto: con i suoi libri ha venduto milioni di copie, è conosciuto in tutto il mondo, tv, cinema e fiction hanno aumentato la sua popolarità. E non è un politico, meno che mai un amministratore pubblico, categorie odiate dall’opinione pubblica senza se e senza ma, ma anche senza fastidiose distinzioni. Vive una difficile vita sotto scorta, e in più è giovane. Motivi che rendono difficile, addirittura rischioso polemizzare con lui. Diciamo la verità, se critichi Saviano per un suo libro, un articolo, una analisi giudicata sbagliata, devi mettere nel conto di essere bollato come un amico dei boss, un favoreggiatore, nella migliore delle ipotesi un vecchio invidioso roso dai rancori. Meglio tacere e mettersi in fila ad applaudire e chiedere l’autografo. De Magistris è un politico, odiato da Pd e destra (che non sono riusciti a batterlo per ben due volte), ma anche dai grillini, per la stessa ragione, e per un’altra più importante e insidiosa per il MoVimento: Gigino con i suoi progetti politici dimostra che un’altra strada è possibile per affrontare la crisi del sistema dei partiti. Oltre Grillo.

Fin dai suoi primi anni da sindaco, Gigino è stato sempre attaccato dal Pd e dal sistema di potere napoletano. I grandi giornali cittadini non gli hanno risparmiato critiche. Era ed è un loro diritto-dovere. Che però non ci fa dimenticare quali interessi (vedi Bagnoli e i piani urbanistici) si celino dietro le proprietà di alcuni quotidiani partenopei. Ma de Magistris è stato rieletto sindaco per la seconda volta. I napoletani, pur immersi nella narrazione giornalistica e in quella di Saviano, lo hanno nuovamente scelto come sindaco. E questo, può piacere o no, è un fatto.

Nella polemica con Saviano de Magistris ha fatto insieme bene e male. Bene a rivendicare i passi avanti fatti dalla sua città. Male, malissimo a dire che lo scrittore “si arricchisce sulla pelle di Napoli, e per questo non potrà mai ammettere che le cose stanno cambiando”. Non siamo, per nostra fortuna, tra i suoi consiglieri, ma gli avremmo consigliato prudenza. Perché è il sindaco di una grande città, e in più un politico che ha in mente progetti che vanno oltre Napoli. E allora deve ingoiare il rospo e abbassare i toni della polemica. E’ un suo dovere. Saviano no. Lui è uno scrittore che gode del privilegio dell’invettiva, della parola forte, del giudizio non costruito su analisi rigorose della realtà. In più ha dalla sua corazzate editoriali che gli consentono una proiezione mediatica che de Magistris non ha. E anche questo è un fatto.

Diciamola tutta e con chiarezza: la politica e le sue “verità” oggi contano zero rispetto alle mille verità costruite dai media. E ancora meno conta la volontà dei napoletani che pochi mesi fa hanno votato per il loro sindaco. Anche per questo la democrazia italiana è ridotta malissimo. E allora, chi se ne frega dei comitati d’affari cacciati da Palazzo San Giacomo, della durissima lotta per l’autonomia della città sul risanamento di Bagnoli, chi se ne frega del turismo che rianima i quartieri del centro storico, del risanamento di Scampia e dell’abbattimento delle Vele, di Piazza Garibaldi che presto non sarà più un cantiere, della metro con le sue stazioni che affascinano i visitatori, insomma, chi se ne frega della fatica quotidiana di migliorare la vita della gente, passo dopo passo, ostacolo dopo ostacolo. Certo, c’è la camorra, e chi lo nega. Si ammazza per strada, in interi quartieri la vita delle gente per bene è impossibile, ma la città c’è e resiste, i napoletani vogliono uscire dall’inferno. Questa è la realtà. Faticosa, complessa, fatta di insufficienti passi avanti e mille ricadute. Raccontarla è difficile, poco affascinante, di scarso successo editoriale.

Ecco perché de Magistris ha sbagliato ad usare quelle parole. Doveva limitarsi a dire quello che ha detto: “Saviano, pensala come vuoi, le tue idee contrarie saranno sempre legittime e le racconteremo, ma per noi non sei il depositario della verità. Ma una voce come altre, nulla più”.