Se Mediaset diventasse “francese”, “straniera” come Sky e Discovery, le Tv nazionali si ridurrebbero solo a Rai e a La7! Questo deve preoccupare, e il governo non può rimanere indifferente. Mediaset ha avuto tanto dalla politica ma ora non deve per questo “peccato originale” subire conseguenze avversative; semmai è l’occasione per Mediaset di camminare con le proprie gambe.

La vicenda è nota. Ai primi di aprile, Mediaset e Vivendi (un gruppo con un giro di affari pari a 10,8Mrd€, azionista di maggioranza di Tim, presente anche nell’azionariato di Mediobanca e Generali) hanno stipulato un accordo per lo scambio del 3,5% delle proprie azioni e il contemporaneo passaggio di proprietà di Mediaset Premium. L’accordo è stato disatteso, con reciproche accuse arrivate fino nelle aule dei tribunali. Agevolato anche dal valore basso delle azioni, sceso sotto i 3€ (al momento del collocamento, nel luglio 1996, il titolo Mediaset quotava 3,9€), Vivendi ha rastrellato circa il 20% delle azioni di Mediaset e ha fatto ipotizzare che sia stata avviata una scalata (operazione definita ostile dal management di Mediaset). Fininvest ha nel frattempo aumentata la propria quota, quasi al 40%, il massimo consentito per non rendere necessaria l’Opa.

Che cosa succederà è difficile prevedere. Al momento la situazione si è come bloccata e l’ipotesi di un’Opa appare difficilmente percorribile per Vivendi (la legge limita l’incrocio fra le telecomunicazioni e i media). Ci sarà una sorta di “pace armata”, anche se la logica suggerirebbe a entrambe le parti di trovare un accordo.

Il terzo operatore della Tv, Sky, potrebbe approfittare della situazione e ulteriormente espandersi proprio nel segmento free.

Questa vicenda potrebbe servire a Mediaset per reinventarsi. Essa, ancor più della Rai, subisce il declino della Tv generalista. Un declino degli ascolti che si accompagna a una perdurante crisi della pubblicità. Il vecchio duopolio Rai-Mediaset perde posizioni: dal 2010 Mediaset scende di 6 punti e di 4 la Rai, aumenta nel contempo il peso di Sky, anche nel segmento free, e delle reti Discovery. Il calo di ascolti accentua ancor più la crisi della pubblicità, la quale predilige alla Tv il web, in particolare gli strumenti di comunicazione veicolati sulla rete dai grandi operatori (come Google, Youtube, Facebook).

Si ha spesso la sensazione che sia più innovativa la Rai: si pensi, per esempio, al settore dello spettacolo dove Rai ha portato alla ribalta novità interessanti (come Laura&Paola, Roberto Bolle la mia danza libera, Stasera casa Mika), e alle serie televisive, quasi tutte, a differenza di quelle Mediaset, di successo di pubblico e di critica.

Mediaset appare ancorata al suo passato. È invecchiata insieme ai suoi programmi più noti (per esempio, l’età media degli ascoltatori di Striscia è 50anni, cioè l’età di chi da giovane ha visto nascere il programma). Il Grande Fratello nel 2000 fu una sorta di rivoluzione televisiva, ottenne 16milioni di ascoltatori; adesso appare a molti una stucchevole replica. Il format di maggior successo, X-Factor, va onda su Sky, che produce anche le serie top.

La vicenda conferma che la protezione politica di cui hanno goduto Mediaset e la Rai sta venendo meno; il mercato Tv si è aperto e le “nostre” imprese televisive devono imparare a difendersi da sole.

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