Tutti presi, ormai da mesi, sul dilemma Sì o No al referendum costituzionale, i partiti italiani continuano a ignorare – nei loro programmi ma soprattutto nella loro azione politica – la realtà dei diseredati, che in Italia sono ormai fra un quarto e un terzo della popolazione. Per l’esattezza: in Italia ci sono 8 milioni di poveri, fra cui 1 milione di minorenni. Circa metà è in povertà assoluta, l’altra metà in povertà relativa.

Ci sono 4 milioni di disoccupati. Ci sono 4 milioni di disabili, di cui una metà gravissimi, murati in casa dalle mille “barriere”. C’è 1 milione di malati di Alzheimer o altre forme di demenza, del tutto abbandonati al sostegno, non solo economico, dei familiari. C’è un numero imprecisato di immigrati clandestini in condizioni miserevoli.

E di recente sono apparsi i dati dell’Atlante dei bambini di Save The Children. In Italia i bambini “molto poveri” sono 1.131.000, un minore su tre (490 mila al Nord, 450mila al Sud, 19mila al Centro): il 32,1% del totale, contro il 27,7% della media Ue. Il 39% dei bambini vive in case non riscaldate (media Ue, 24,4%). Bassissima la capacità di lettura.

Crescente il fenomeno del bullismo. Per Eurosat l’Italia destina all’infanzia e alla famiglia una quota di spesa sociale pari alla metà della media Ue (4,1% contro 8,5%). Ci sono fondate speranze sulla capacità della economia globalizzata di un miglioramento che si rifletta anche sull’Italia?

Purtroppo no, come dimostrano i dati inquietanti dall’Ocse e della inglese Joseph Rowntree Foundation: i posti “non standard” (tempo determinato, part time o autonomi) rappresentavano il totale dell’aumento netto dei posti nel Regno Unito sin dal 1995, ben nove anni prima della nascita di Facebook. In Gran Bretagna quattro lavoratori sottopagati su cinque non riescono a ottenere salari decenti neanche dopo dieci anni, mentre il 30% delle persone in età lavorativa non può permettersi un piano pensionistico privato.

Negli Usa, entro il 2020 metà degli individui lavorerà come free lance. E’ uno “sboom silenzioso”. Emblematico il caso delle auto: per Jeremy Rifkin a ogni vettura presa in sharing se ne produrranno una dozzina in meno. Tom Barrack, consigliere ascoltato di Trump, ha scritto che la middle class ha perso “ogni speranza”. Tornando alla realtà del nostro Paese, a fronte dei diseredati ci sono alcune migliaia di italiani che evadono il fisco per 150 miliardi l’anno (oltre 5 volte la legge finanziaria per il 2017).

Per realizzare un “piano per la povertà” servirebbero 7 miliardi l’anno: una somma equivalente ameno del 5% di quei 150 miliardi. Di fronte a questa realtà, la priorità assoluta di tutte le forze realmente riformiste (Forza Italia e Lega guardano con molta tolleranza agli evasori, mentre il Pd, che ci governa, non si occupa di questo tema se non per “ammorbidire” i toni verso i contribuenti) dovrebbe essere una lotta molto dura alla evasione. E a proporla dovrebbero essere per primi i parlamentari di M5S, invece di focalizzare la loro azione sulla richiesta demagogica di dimezzare gli stipendi dei parlamentari, che fra l’altro sono 900, contro le decine di migliaia di grandi evasori.

Dopo decenni di esperimenti, l’evasione ha continuato a crescere, sia per l’inefficacia degli strumenti messi in campo (redditometro, studi di settore e così via) sia per la diffusa tendenza della Guardia di Finanza a “chiudere un occhio” sui pur vistosissimi casi di evasione. L’unico deterrente efficace in questo campo è la certezza del carcere per i grandi evasori. E’ necessaria una legge che preveda per loro una pena minima di tre anni, così da evitare il salvagente della condizionale. A chi fa obiezioni di tipo “garantista” rispondo semplicemente così: “Come radical- socialista sono un garantista, ma il garantismo non può essere illegalità”.

PS: su queste tragiche realtà, che riguardano molti altri paesi dell’Europa, i vertici dell’Unione dovrebbero cogliere i molteplici segnali di destabilizzazione della società per mettere a punto un piano d’emergenza contro precarietà e nuove povertà. Ma esiste un’Europa diversa da quella dell’euro e del rigore?