Anch’io come tanti italiani ho ricevuto l’opuscolo del Basta un Sì.

L’ho sfogliato per riflettere ancor più sulla scelta che prenderò il 4 dicembre. Non entro nel merito della propaganda renziana, più volte mi sono ritrovato a confrontarmi privatamente e pubblicamente sulle singole questioni. E’ il bello delle discussioni politiche, è il bello della passione che ci muove a prendere parte alla vita pubblica del Paese.

Ho una mia idea. Non lo rendo pubblica anche per non violare le regole della par condicio che, come ormai sapete bene, impedisce a un conduttore di rivelare la sua decisione perché ciò lo renderebbe meno imparziale nella conduzione del programma.

Su una cosa però trovo sgradevole e profondamente scorretto l’opuscolo elettorale dei renziani: le due pagine dove si mettono a confronto le voci del Sì e quelle del No.

A comporre il mosaico del Sì ci sono sei italiani come tanti. Berto Barbieri, imprenditore; lo studente Luca Romano; la studentessa Federica Passarelli; Maria Letizia Gardoni, presidente di Coldiretti giovani; l’operaio Massimo Carbonari e il medico Simona Tarocchi. Ognuno con la propria passione, la propria convinzione. Sacrosanta e in buona fede.

A comporre il mosaico del No, la foto della cosiddetta ammucchiata (ritoccata così da rendere i volti ancora più duri e antipatici) politica: Beppe Grillo, Lamberto Dini, Gustavo Zagrebelsky, Mario Monti, Ciriaco De Mita, Renato Brunetta e ovviamente Massimo D’Alema. Manca Berlusconi, il quale molto probabilmente servirà dal 5 dicembre.

Trovo profondamente scorretto (oltre che volgare, ma questo non importa perché nelle campagne elettorali ce le si suona senza badare troppo ai colpi sotto la cintura) negare al fronte del No un pezzo di comunità politica fatto di cittadini, studenti, operai, imprenditori esattamente come accade nel fronte del Sì. E’ una scelta che nega all’avversario la passione sincera delle scelte.

Lo dico pensando al fatto che Renzi è, fino a prova contraria, presidente del Consiglio anche degli italiani che votano No. Lasci perdere i competitor politici, parlo di quelle persone comuni che si stanno appassionando al merito della discussione. E lo stanno facendo proprio mentre una parte degli osservatori discute sulla cosiddetta antipolitica. Ecco, questa scelta iconografica è non solo scorretta ma persino squallida.