I risultati delle primarie del centro-destra in Francia hanno colto molti di sorpresa, in particolare dopo gli esiti del primo turno. François Fillon, ex primo ministro sotto Sarkozy, ha battuto non solo il suo ex Presidente, ma anche un nome illustre nella storia dei conservatori in Francia come Juppé. La stampa e l’Europa si sono quindi svegliate, oggi come una settimana fa, tentando di capire chi sia questo candidato che – a tutti gli effetti – era dato quasi per spacciato già prima del primo turno, ma che balza alle luci della ribalta come non solo un serio avversario di Marine Le Pen, ma l’attuale favorito nella corsa all’Eliseo. Le elezioni del prossimo marzo, insomma, rischiano di diventare una sorta di gara “a chi è più a destra”.

Il contesto: in pochi ritenevano che Fillon sarebbe riuscito ad arrivare al ballottaggio del 27 novembre, e un numero anche inferiore di osservatori avrebbe previsto una sua affermazione così ampia già al primo turno. L’ex primo ministro invece sbaraglia la concorrenza già al primo turno e praticamente in tutte le circoscrizioni della Francia, eccezion fatta per le regioni sud-occidentali – in cui Juppé ottiene buoni risultati e conquista la maggioranza relativa dei voti – e la Corsica. Le conseguenze: Juppé si trova spiazzato e diventa il candidato moderato tra gli sfidanti al ballottaggio, nonché quello sfavorito, e Sarkozy annuncia il suo addio (sì, di nuovo) alla vita politica, in quella che sembra una apparentemente definitiva uscita di scena.

L’agenda di politica economica di Fillon è stata definita dai suoi sfidanti come la meno credibile nel parco dei candidati conservatori. Tuttavia, provando a collocare le posizioni dell’ex primo ministro, e ora candidato ufficiale dei Républicains all’Eliseo, si potrebbe dire di aver davanti qualcosa a metà tra il Regno Unito degli anni Ottanta e la Russia dell’ultimo decennio: Fillon ha già dichiarato di avere intenzione di arrivare allo scontro diretto con i sindacati qualora fosse necessario, di voler superare il modello della settimana lavorativa a 35 ore, di voler tagliare la spesa pubblica per cifre intorno ai 100 (cento, esatto) miliardi, insieme all’abbattimento di circa 500 000 posti di lavoro nella pubblica amministrazione. Tale programma ultra-thatcheriano è condito infine da un particolare spirito di amicizia e collaborazione verso la Russia, provato da tutti gli episodi in cui Fillon ha difeso o espresso simpatie verso Putin e le sue posizioni, specialmente su est europeo e Siria.

La vittoria di François Fillon diventa una spina nel fianco per Marine Le Pen, perché chi sarebbe stato spinto a votare a destra – ma senza troppo trasporto per via delle caratteristiche sia del Front National che di Le Pen – adesso ha a disposizione un candidato apparentemente più moderato in cui riporre la propria fiducia. Quello che ha preso corpo domenica, e che già alcuni avevano intuito sette giorni prima, potrebbe essere un sorpasso a destra in piena regola. Le elezioni di marzo non solo potrebbero essere una corsa a due destinata a marginalizzare ruolo e influenza politica del partito di Hollande (le cui primarie si terranno solo a fine gennaio, decisamente tardi rispetto al passo della campagna presidenziale) per qualche anno, ma un vero e proprio confronto tra due diverse idee di destra: l’Europa da un parte, la Francia dall’altra; un’agenda ultra-liberista contro una più “sociale”; cattolicesimo e conservatorismo sociale a supporto di Fillon, laicità e uguaglianza da parte di Le Pen.

Mentre il centro-sinistra è al palo e non si intravede all’orizzonte un candidato credibile che possa avere chance di vittoria, le elezioni in Francia cominciano ad assumere le sembianze di una gara a chi è più di destra. Di certo c’è che sia il programma di Fillon che quello di Marine Le Pen prevedono grandi cambiamenti per il Paese, segno che la popolazione vuole una classe politica che effettivamente possa essere in grado di cambiare le cose – in un modo o nell’altro. Il disperato bisogno di riforme può legittimare un appiattimento verso destra? Con un Fillon lanciatissimo e il Front National su solide percentuali a doppia cifra che il Parti Socialiste al momento può solo guardare da lontano, a marzo l’Eliseo, con tutta probabilità, cambierà di colore.