Quanto contano i dati Auditel nel giudizio che diamo di un programma televisivo o di una fiction? Tanto, troppo. Condizionano il parere del pubblico, ma soprattutto quello fondamentale dei dirigenti televisivi, che proprio ai dati di ascolto, in mancanza di una visione globale e lungimirante, affidano la sorte di questo o quel progetto. Bisognerebbe dar meno peso agli ascolti, soprattutto perché non è ancora chiaro quanto siano rappresentativi dell’intero pubblico televisivo italiano, e le polemiche degli ultimi tempi (con successiva ricalibrazione totale delle famiglie campione) ne sono prova evidente. Eppure, in un’epoca in cui la raccolta pubblicitaria è vitale per la sopravvivenza stessa dei grandi progetti televisivi, non esiste al momento altro parametro a cui fare affidamento. Con i dati che ogni mattina alle 10 fanno discutere e scervellare dirigenti, conduttori, giornalisti di settore e semplici appassionati, dobbiamo fare i conti. Così è, se ci pare.

E la serata di martedì, con relativi dati Auditel, è parecchio indicativa di questa stagione televisiva, visto che rappresenta plasticamente uno scenario frastagliato, variegato e difficile da analizzare, ma con alcuni verdetti all’apparenza inappellabili. Fino a poco tempo fa, il martedì sera era televisivamente poco interessante, bloccato com’era dallo scontro tra i talk show di approfondimento politico. Con la progressiva e irrefrenabile crisi del genere, però, gli altri canali hanno piano piano trovato il coraggio di proporre alternative, di investire in una prima serata che tradizionalmente era poco considerata. Ieri sera, per esempio, il telespettatore italiano poteva scegliere tra un menu variegato e composito, con quasi tutti i generi televisivi a disposizione.

Su RaiUno andava in onda il film tv Io ci sono, con Cristiana Capotondi nei panni di Lucia Annibali, la donna sfregiata con l’acido da due uomini su mandato dell’ex fidanzato Luca Varani. Canale5 rispondeva con una carta tradizionalmente vincente: la partita della Juventus in Champions League. Su RaiDue, secondo appuntamento con Stasera Casa Mika, il colorato show del cantante anglo-libanese, mentre Italia1 proponeva Le Iene. I padroni del martedì sera di un tempo, i talk show politici, occupano adesso il ruolo di miseri comprimari, con Politics di Gianluca Semprini su RaiTre e DiMartedì di Giovanni Floris su La7.

Il responso dell’Auditel sembra dire molto, stante la nostra diffidenza nei confronti del mezzo di rilevazione, su quello che questa stagione televisiva sta offrendo. Vittoria netta, ovviamente, per l’impegno a Siviglia della Juventus, con 6.296.000 spettatori e uno share del 22,40%, ma Io ci sono si è difeso più che bene, con 4.716.000 spettatori (share del 17,53%). La sorpresa del prime time del martedì, però, riguarda Stasera Casa Mika, che si ferma a 2.496.000 (10,44% di share), perdendo quasi 900mila spettatori e quattro punti di share rispetto all’esordio della settimana scorsa. Un lieve calo era previsto e prevedibile, ma il rinculo sembra superiore alle attese. Qualcuno tenterà di spiegare la piccola emorragia di spettatori con la concomitanza della Champions League su Canale5, ma va ricordato che la settimana scorsa, su RaiUno, c’era addirittura la sfida amichevole tra Italia e Germania, che aveva portato a casa oltre 7milioni di spettatori. Piuttosto, pare che parte del pubblico in libera uscita da Stasera Casa Mika abbia trovato rifugio su Italia1, visto che Le Iene hanno recuperato, rispetto alla scorsa settimana, quasi 400mila spettori e l’1,8% di share (ieri 2milioni e 10,38%).

E i talk show politici? Continua il crollo verticale di Politics su RaiTre, con Gianluca Semprini che ha racimolato poco più di 600mila spettatori e un misero share del 2,21%, perdendo nettamente (ormai non ha più senso neppure mettere a confronto i due programmi) contro DiMartedì su La7, che ha ottenuto 1,2 milioni di spettatori e il 5,91%. La parabola discendente di Politics ha portato RaiTre all’ultimo posto tra i sette canali generalisti, superata persino da Rete4 e dal trascurabile filmetto Colpo d’amore (830mila e 3,07%).

La qualità di una trasmissione non la decide certo l’Auditel, sia chiaro. E questo andrebbe spiegato soprattutto ai dirigenti televisivi. Ma non si può ignorare la conferma che il pubblico generalista, seppure in calo e in parte in fuga verso altri lidi meno tradizionali, continua a preferire le proposte di sempre: calcio e fiction, con una gagliarda (e pregiata) minoranza che si rifugia in versioni più o meno contemporanee dell’intrattenimento (Mika e Le Iene). Perché in fondo, nonostante le analisi e soprattutto gli auspici di critici ed esperti, la televisione generalista è tutt’altro che morta.