Se ti chiami Simona Ventura, e torni in prima serata su un grande canale generalista dopo qualche anno, è ovvio che l’attesa sia alle stelle. Se poi torni conducendo un programma prodotto dalla Fascino di Maria De Filippi, l’attesa diventa happening.
Ma Selfie – Le cose cambiano, la trasmissione che ha esordito lunedì sera su Canale5, ha una genesi travagliata: era stato ideato e (in parte) realizzato per andare in onda su Italia1 e solo in corso d’opera a Cologno Monzese hanno deciso di traslocarlo sulla rete ammiraglia. Qualche aggiustamento in corsa, dunque, per tentare di intercettare il target naturale di Canale5 (che è diverso assai da quello della rete “giovane” del Biscione): da Marialand, ecco arrivare l’immancabile Tina, Alessandra Celentano, Stefano De Martino e Simone Rugiati, divisi tra mentori e giudici e accompagnati da Katia Ricciarelli, Mariano Di Vaio, Gordon (chi?), Paola Caruso, Aldo Montano, Ivan Zaytsev e la marchesa d’Aragona.

Una (troppo) affollata compagnia che avrebbe dovuto scortare la condottiera Ventura alla conquista del prime time di Canale5 con un classico format make-over, una sorta di minestrone costruito con parti diverse di programmi diversi. Alla base, soprattutto, c’è il Brutto Anatroccolo, con spruzzate qui e là di C’è posta per te, Bisturi, persino Carramba che sorpresa. Non è un format nuovo né innovativo, ma questo in fondo lo si sapeva già alla vigilia. La scommessa di Simona Ventura e Maria De Filippi era quella di recuperare il vecchio “Anatroccolo” dopo anni, sfruttando anche l’onda lunga dei tanti format simili (molti dei quali stranieri) che vanno in onda su alcuni canali tematici del digitale terrestre.

Una scommessa difficile (anche questo si sapeva già) e che per il momento non è stata vinta. C’è da lavorare tanto per modificare le cose che ancora non funzionano o che, a volte, sembrano non avere proprio senso. A cominciare dal cast sin troppo numeroso, con alcune presenze francamente superflue, di cui non si coglie neppure il significato. Simona Ventura è Simona Ventura: solito piglio da animale da palcoscenico, inizio a mille come da tradizione. Ma Selfie non è l’Isola dei Famosi, non è Quelli che, non è un “suo” programma. Ecco, il problema principale del ritorno della conduttrice di Chivasso è soprattutto questo: a tratti si percepiva una certa distanza tra conduttrice e prodotto televisivo. Quanto di quello che abbiamo visto in onda si può considerare “venturiano”? Poco, ci è sembrato. E la Ventura è stata comunque brava, ad esempio, quando si è trovata a dover gestire una situazione che è la quintessenza del defilippismo: il divertente scontro tra Tina Cipollari e Gemma Galgani, la star del trono over di Uomini e Donne. È stata una esplosione di trash clamorosa che però, ammettiamolo, ha giovato al programma. È un gioco delle parti che i telespettatori di Uomini e Donne conoscono benissimo e anche ieri sera, in un contesto totalmente diverso, è stato efficace e divertente. Ma è Marialand, appunto. Non è la televisione di Simona Ventura e non potrà mai esserla.

Fossimo gli autori di Selfie, lavoreremmo soprattutto su questo punto, sull’urgente necessità di far amalgamare di più e meglio il format e la personalità della conduttrice. Perché se hai Simona Ventura pronta a pigiare sull’acceleratore sulla griglia di partenza del Gran Premio di Monaco, dopo troppi ed estenuanti giri di prova, non puoi affidarle una macchina che non è adatta alle sue caratteristiche. Perché così ci vanno a perdere tutti: scuderia, pilota, sponsor e tifosi pronti a far festa sulla linea del traguardo.

Selfie è, per il momento, troppo simile alla Creatura del dottor Frankenstein: la testa viene da un corpo, le braccia da un altro, le gambe da un altro ancora. Forse non è stato ancora inserito il cervello, però, perché è mancato il guizzo, il soffio vitale, la consapevolezza di ciò che si sta facendo.

Ci sono altre cinque puntate per correggere il tiro e a quanto pare già nella seconda si vedranno i risultati del make-over del make-over. A Simona Ventura, onestamente, non si può davvero rimproverare nulla. Non si è notato, nella sua conduzione, nessun difetto o problema insormontabile. Manca la sintonia, come spiegavamo, e va trovata al più presto. Perché questo ritorno così fortemente voluto e conquistato (anche mandando giù qualche boccone amaro di troppo) merita un happy ending. Che però non arriverà da solo, ma va costruito lavorando sodo su un prodotto televisivo che, dopo la prima puntata, ci è sembrato troppo debole.