Ali Eyal, 22 anni, vive nel centro di Baghdad. Pochi km a nord est, a Sadr City, Sajjad Abbas, 23 anni, cerca nell’arte un modo per dare senso al caos. Dani Qappani, 28 anni, ha appena lasciato Mohadamyeh, dove è nato e cresciuto sopravvivendo a un lungo assedio. Da Aleppo est, dove 300 mila persone vivono sotto i bombardamenti, Assad Younes, 20 anni, manda le foto che lo ritraggono ancora forte, prima delle ferite che gli hanno fiaccato il corpo e l’animo. Non ricordano l’infanzia, né l’adolescenza. La loro dimensione è un presente esteso, un acquario in cui il tempo è scandito dai fischi dei colpi di mortaio che piovono dal cielo.

Abbiamo scelto le storie di quattro giovani per raccontare Siria e Iraq attraverso i loro occhi. Per capire cosa significa avere 20 anni ai tempi dell’Isis. In due mesi di contatti telefonici a singhiozzo, abbiamo capito che i soldati di Abu Bakr Al Baghdadi disseminati nelle loro città non sono più il loro problema. Come avevano fatto i loro padri e i loro nonni – in un disperante eterno ritorno che scandisce la Storia di Siria e Iraq- anche Ali, Sajjad, Dani e Assad devono vedersela con la confessionalizzazione della politica e la sua materializzazione concreta, le autobombe che ogni giorno fanno decine di morti e annunciano il domani: quello degli scontri settari in cui i due Paesi rischiano di precipitare dopo la fine dell’incubo chiamato Stato Islamico.