Fra le tante novità della prossima riforma della dirigenza pubblica, sembra finalmente arrivare un nuovo metodo di selezione per l’accesso alla dirigenza tramite il corso-concorso bandito dalla Scuola Nazionale dell’Amministrazione. Il decreto Madia, infatti, nell’eliminare ogni proroga di validità per le graduatorie oggi esistenti, dispone che le graduatorie finali del concorso di accesso al corso-concorso, nonché del concorso per l’accesso alla dirigenza, siano limitate ai vincitori, e non comprendono idonei. Ma, come spesso accade, anche questa volta sembra che il legislatore non abbia tenuto conto della situazione esistente e del caos che negli anni si è creato con i concorsi e con il pasticcio della lista di idonei. Per il livello dirigenziale si tratta di circa 387 funzionari pubblici (del comparto funzioni centrali) che hanno superato regolari concorsi, in molti casi conseguendo l’idoneità dirigenziale in più concorsi. A certificarlo anche il Dipartimento della Funzione Pubblica che ha avviato un monitoraggio delle graduatorie.

Eppure i loro nomi vengono regolarmente cestinati e bypassati da altri funzionari che i concorsi non solo non li hanno mai superati ma non li hanno mai fatti.

Sembrerebbe inoltre che a dicembre, coloro che hanno superato uno o più concorsi decadano in blocco per la simultanea scadenza delle graduatorie di appartenenza. Insomma questi funzionari hanno prima studiato, poi vinto un concorso pubblico, poi sono rimasti in attesa di essere chiamati, talvolta hanno dovuto chiedere la tutela in sede giudiziaria per ottenere il giusto posto in graduatoria e, infine, sono stati illegittimamente superati da chi non aveva titolo. Ed ora, ironia della sorte, scadono!

La Riforma Madia – che dice di puntare tanto al merito – non ha tenuto conto di questa situazione esplosiva e non prevede una norma ponte per chi ha già superato un concorso pubblico. Per protestare contro questa situazione incredibile è nato un Comitato di idonei dirigenti funzioni centrali che ha proclamato lo stato di agitazione e sta chiedendo in tutte le sedi una proroga delle graduatorie di concorso fino al 31.12.2018, oltre ad una disciplina transitoria sull’accesso alla dirigenza pubblica mediante l’utilizzo delle graduatorie esistenti.

E oltre il danno la beffa, perché alcuni incarichi che potevano essere dati agli idonei – che avevano anche i requisiti necessari – sono invece stati affidati all’esterno un po’ in tutti i ministeri. Le modalità sono davvero imbarazzanti e non è peccato pensare che non ci sia la buona fede dietro molte operazioni del genere. Prendiamo per esempio il caso del ministero del Lavoro: durante la vigenza della graduatoria degli idonei (che non sono pochi, ricordiamolo), denuncia il comitato, sono stati conferiti incarichi a persone esterne. Si tratta di incarichi per compiti istituzionali che non richiedono alcuna particolare specializzazione. La proroga di alcuni di questi contratti non solo è un oltraggio alla regola del concorso ma è una contraddizione in termini perché sottolinea la natura tutt’altro che imprevedibile e contingente del conferimento. Una corretta amministrazione, avrebbe richiesto un atto organizzativo e l’istituzione di appositi posti funzione dirigenziale ad hoc.

Tale situazione emerge dai numerosi ricorsi presentati al giudice ordinario da parte degli idonei. E come denunciano i componenti del Comitato degli Idonei, non si conosce il compenso di questi dirigenti a contratto perché il ministero del Lavoro non rispetterebbe la prescrizione che impone la pubblicazione, ai fini della trasparenza, di una tabella di tutti gli incarichi dirigenziali conferiti, gli estremi dell’atto di conferimento, il curriculum ed i relativi compensi. Ciò si può verificare dal sito del Ministero nella sezione dedicata al personale.

Gli idonei denunciano, inoltre, che alcuni nominativi sono stati presi dalla graduatoria “per saltum” nella graduatoria allegata non secondo l’ordine della stessa, evidenziando ancora una volta favoritismi e chiamate “ad personam”. Gli atti di conferimento sarebbero viziati ab origine perché la prima volta si conferisce l’incarico sulla base di un curriculum appositamente gonfiato e poi si sfrutta la professionalità acquisita per giustificare il rinnovo del medesimo incarico ed escludere gli altri concorrenti. Secondo gli atti recuperati dai ricorrenti, solo al Ministero del Lavoro ci sono otto incarichi del genere affidati a svariate persone, alcune senza laurea.

Insomma, il problema è sempre lo stesso: quando si tratta di favorire gli amici e gli amici degli amici non si guarda né agli sprechi né, tanto meno, al merito. Poi però si fanno le Riforme per prendere in giro i cittadini e dire che si fanno fuori i mandarini della Pubblica amministrazione, salvo poi salvaguardare il 30 per cento dei dirigenti apicali.