La questione Live Nation è sulla bocca di tutti, almeno di tutti quelli che si occupano di musica in Italia oggi. È una faccenda nota. Roberto De Luca, amministratore di Live Nation Italia ha rilasciato un’intervista a Matteo Viviani de Le Iene durante la quale, ha dichiarato che Live Nation, società di organizzazione di concerti, ha in alcune occasioni venduto direttamente un numero consistente di biglietti a siti di secondary ticketing, finendo per ricavarne alti guadagni. Fatture alla mano a comprovare quanto detto, Viviani ha ottenuto da De Luca dichiarazioni che hanno coinvolto anche gli artisti: sarebbero loro, ha detto l’AD di Live Nation Italia, i “mandanti” di questo modus operandi.

Già nelle ore immediatamente successive alla messa in onda di questo servizio de Le Iene non sono mancate le prime dichiarazioni da parte di alcuni artisti in capo a Live Nation. Ha iniziato Vasco, che si è defilato dalla faccenda sospendendo i propri rapporti con la Live Nation e alle sue dichiarazioni hanno fatto seguito quelle di Tiziano FerroMarco Mengoni e Giorgia, tutte piuttosto allineate nel prendere le distanze non solo dalla pratica del secondary ticketing ma anche da Live Nation e da chi l’ha per anni gestita, in attesa di chiarimenti sull’operato della società nei loro confronti. Tutte dichiarazioni avvenute attraverso Facebook. Una sola voce, cui abbiamo chiesto un commento in esclusiva, si è fatta sentire direttamente ed è quella di Cesare Cremonini, altro artista di punta di Live Nation Italia, che ha scelto di rilasciarci un’intervista a riguardo. Intervista durante la quale, ovviamente, non si è parlato dei suoi prossimi impegni discografici, ma solo ed esclusivamente di questa situazione che per certi aspetti può essere definita ‘paradossale’.

“Io onestamente non so se andarne fiero o meno, ma sono molto sincero: la prima volta che ho sentito parlare in vita mia di secondary ticketing è stata in occasione del concerto dei Coldplay” inizia il cantautore bolognese. Il riferimento è alla recente messa in vendita dei biglietti relativi alle due date a San Siro della band di Chris Martin, immediatamente andati esauriti sul sito Ticketone (titolare dell’esclusiva di vendita dei biglietti), ma subito riapparsi a prezzi gonfiatissimi nei siti di secondary ticketing. “Ricordo che quando da bambino andavo a vedere il Bologna allo stadio, già allora c’erano i bagarini che vendevano i biglietti a prezzi maggiorati. Li ho sempre chiamati così e non era gente con la quale ti veniva voglia di mettere su affari o famiglia”.

Comincia subito diretto, Cremonini, inquadrando il secondary ticketing in una pratica un po’ più antica e ben nota a tutti. “Non sapevo che nel mentre, anche grazie a internet, i bagarini si fossero “evoluti” e, visto il nome adottato, come dire, anche “raffinati””. “Bagarinaggio”, quindi, di questo iniziamo a parlare. “In occasione del mio ultimo tour, che è stato il mio più importante finora, mi sono accorto girando in rete che c’erano alcuni miei biglietti a prezzi spropositati, fino a mille euro. Ma al “bagarinaggio” ho pensato e ho anche pensato che non fosse una grande idea di marketing, vendere miei biglietti a quei prezzi. Cavoli, ci puoi andare in vacanza una settimana con mille euro, chi mai si comprerebbe per quella cifra un biglietto per un mio concerto? Neanche io lo farei…” Ci scherza su, Cesare Cremonini, anche se la sensazione è che questa faccenda abbia colpito anche lui. “Io ho sempre pensato che finché esiste una domanda esiste anche un’offerta e laddove c’è una domanda molto forte esistono vari modi di rispondere a questa domanda. Onestamente non ho mai avuto occasione di sospettare, forse anche per quella forma di ingenuità tipica di noi artisti, concentrati sulla creatività, che, su alcuni tour, ci potesse essere una qualche forma di contiguità tra agenzia e siti in questione. E certamente non l’ho mai considerato in relazione ai miei tour”. Prima idea che passa dalla chiacchierata, quindi, una totale estraneità ai fatti messi in evidenza a Le Iene.

“Questo metodo, che non so quanto sia diffuso in generale ma che dal servizio de Le Iene sembrerebbe accadere anche per volontà di alcuni artisti, ecco, se così fosse sarebbe un grande autogoal per chi lavora nel settore della musica. Perché l’importanza del mercato e dell’industria del live è data proprio dalla presenza del pubblico e mettere a repentaglio la buona salute di questo mercato è un vero e proprio atto di autolesionismo, per tutti. Senza pubblico tutto ciò non esisterebbe e il rispetto nei suoi confronti da parte degli artisti e di tutti gli addetti al settore è fondamentale. Se fosse accaduto ai miei concerti ovviamente sarei andato a fondo. Ma non ho mai avuto segnalazioni in tal senso”. Secondo passo, quindi, presa di distanze da chi potrebbe aver operato in modi sbagliati, nei confronti del pubblico. “Sono vent’anni che faccio concerti, quasi sempre con Live Nation: avevo 18 anni quando ho fatto il primo con l’allora Milano Concerti e non ho mai avuto sentore, in tutto questo tempo, che fossero in atto pratiche a danno del pubblico. Se così fosse stato non avrei avuto dubbi su che posizione avrei dovuto assumere, risolvendo la questione e chiedendo spiegazioni all’azienda,  come credo sia naturale fare quando lavori con una struttura partner”.

Ora passiamo a affrontare direttamente l’intervista a Roberto De Luca. “Credo ci siano due riflessioni da fare a riguardo. Mi sembra evidente che, giusto o no, condivisibile o no, Roberto in quel momento si sia trovato in una situazione di forte imbarazzo. Le dichiarazioni fatte durante quell’intervista riguardo alle responsabilità degli artisti, sono certo non siano da intendere come applicate a tutti gli artisti ed è quindi giusto anche precisare che non tutta l’erba è un fascio. Non siamo nati ieri, è chiaro che nel nostro ambiente, come in tutti gli ambienti del resto, ci possono essere irregolarità da chiarire, ma credo sia ovvio che non è un sistema applicato e richiesto da tutti gli artisti. Per il bene di tutti è giusto chiarire questo punto, proprio per non intaccare un settore che ha prodotto e produce ottimi spettacoli e in cui lavorano grandissimi professionisti, anche e soprattutto in Live Nation”.

Ecco un altro punto importante. “Non si può adesso ritenere responsabili tutti, così come non si può ritenere innocenti tutti e non si deve al tempo stesso drammatizzare, dividersi in buoni e cattivi. Questo mi mi sembra francamente un paradosso. Non può e non deve passare l’idea che il mondo dei live e Live Nation stessa siano in qualche modo eticamente corrotti. Le irregolarità è giusto vadano chiarite e credo questo vada fatto proprio perché è necessario regolamentare un mercato che è sano e florido e il cui sviluppo fa bene a tutti: pubblico e industria dello spettacolo. La corsa alla strumentalizzazione e le levate di scudi mi lasciano sinceramente molto perplesso”. Queste le parole di Cesare Cremonini. Una presa di posizione decisa a tal riguardo e la rivendicazione di essere parte di un settore sano che è giusto regolamentare e proteggere, con la volontà di continuare a guardare con fiducia al mondo dei live, nella speranza che questa non si trasformi in una “bagarre” mediatica.