Come se non bastasse l’elezione di Donald Trump di per sé a creare subbuglio sul globo terracqueo, ecco che arriva la bomba di Giuseppe Cruciani che potrebbe davvero mandare a gambe all’aria i mercati internazionali: come aveva promesso a “La Zanzara” in tempi non sospetti, infatti, la nota voce di Radio24 comincia oggi due mesi di astinenza sessuale, per “celebrare” a suo modo il trionfo del tycoon newyorkese.

Scherzi a parte (i mercati probabilmente reggeranno alla notizia), il giornalista ha seriamente confermato di voler mantenere la parola data e lo ha fatto in una intervista concessa a Dagospia: ”Per me è un problema serio, molto serio. Certo, due mesi senza sesso può fare bene, a me in particolare. Mi sembrava talmente impossibile che ho preso l’impegno a mettermi questa camicia di forza”. A Cruciani il sesso piace assai, è cosa nota, e la rinuncia a cui sarà costretto fino all’8 gennaio prossimo rischia davvero di creargli qualche problema.

Il fioretto include l’autoerotismo?”, chiede il dagointervistatore. “Non l’ho precisato, potrei utilizzarlo come scappatoia. Ma astinenza sessuale significa tutto, sarebbe scorretto buttarmi sulla masturbazione”. La passione di Cruciani per Trump è forse una delle solite provocazioni del conduttore de “La Zanzara”, anche se il diretto interessato ci vede persino un parallelismo personale: “Faccio il tifo per lui perché è il vuoto assoluto. Come me. Può essere di destra, sinistra, centro, se ne sbatte delle etichette, siamo contenitori che includono tutto e il contrario di tutto, dal Ku Klux Klan all’operaio sindacalista della Pennsylvania (non che siano per forza due cose diverse). Certo, una differenza tra noi è che lui è miliardario e io no”.

E quando gli chiedono se Trump è la versione americana di Berlusconi, Cruciani non ha dubbi: “Il paragone con Silvio è una stronzata totale. Trump è un libertario vero, uno che si divertiva alla luce del sole e andava da Howard Stern, eroe delle radio americane, a parlare di sesso, vita privata, modelle. Che poi fossero storie vere, non conta. Berlusconi era e resta un democristiano, che cercava di mantenere le apparenze pure durante il Bunga Bunga”.