Il male di vivere mai nascosto, una malinconia spessa e nebbiosa come le strade d’inverno della sua Monterosso, “poesia che molto all’ingrosso si può dire metafisica”, l’odore dei limoni. Eugenio Montale lo studi a scuola e poi quasi te ne dimentichi, conservando il vago ricordo di quella che a tredici anni t’era sembrata una cupezza troppo incombente. Te ne dimentichi, come sembra essersene dimenticata la sua Genova: “Il centoventesimo compleanno di Eugenio Montale, nato a Genova il 12 ottobre del 1896 – scrive Donatella Alfonso su Repubblica – passa praticamente sotto silenzio. In corso Dogali, sul grande palazzo in curva dove il poeta era nato, una targa in marmo sbiadisce tra sole e pioggia”. Autodidatta, Montale pubblica la sua prima raccolta di liriche nel 1925, “Ossi di seppia”. Alla fine della Seconda Guerra mondiale si iscrive al Partito d’Azione e inizia un’intensa attività giornalistica per il Corriere della Sera. Senatore a vita nel 1967, nel 1975 arriva il Nobel per la Letteratura. Nel suo 120esimo compleanno, alcune poesie e aneddoti, per provare a colorare quei ricordi adolescenti fatti di banchi troppo piccoli e cattedre incombenti.