Guai a sottovalutare la grave intimidazione consumata ai danni di Paolo Saolini consulente legale del vicesindaco Cinquestelle di Roma, Daniele Frongia. Si tratta probabilmente della reazione dei poteri criminali che fino ad ieri facevano il bello e cattivo tempo a Roma e non si rassegnano oggi a non potere più intingere forchetta e cucchiaio nella succulenta pappatoria di cui hanno goduto per troppi anni a spese dei cittadini romani. Si tratta di quei poteri che, come abbiamo appreso con dovizia di particolari dalle approfondite inchieste del benemerito dottor Pignatone, teleguidavano con vitalizi supplementari, sostanziose mancette ed erogazione di altri favori e servizi di ogni genere, buona e spregevole parte del personale politico romano, fosse esso piddino, forzaitaliota o centrista.

Quella di essere guidato da poteri esterni è d’altronde la sorte di buona parte del personale politico di molti Stati dell’Occidente capitalistico, a tutti i livelli dell’amministrazione pubblica. Con l’unica differenza, forse, che quelli che operano nel governo nazionale ricevono e provano ad applicare le direttive delle grandi società finanziarie internazionali e delle grandi industrie nazionali, si tratti di “riforme” costituzionali o dei rapporti di lavoro o di più specifiche scelte relative a privatizzazioni, grandi eventi e grandi opere. A livello locale, invece, si fanno sentire anche interessi di tipo direttamente criminale: è quanto è successo per molti anni a Roma con Mafia Capitale, quanto succede da molto tempo nelle grandi città del Sud, dove pure più di recente si sono sviluppate iniziative coraggiose di contrattacco sia sociale che istituzionale, da Leoluca Orlando a Palermo, a Luigi De Magistris a Napoli a vari altri.

Ora è il turno di Roma con Virginia Raggi. Non senza incertezze e problemi dovuti alla natura peculiare del Movimento Cinquestelle, con i suoi pro e i suoi contro, da un lato, e all’inesperienza di molti dei nuovi amministratori dall’altro. Questi ultimi si trovano di fronte d’altro canto a un cumulo immane di problemi provocati e alimentati da tutte le giunte precedenti fino a quella di Marino, che per non aver voluto piegare completamente il capo di fronte ai palazzinari e agli altri poteri forti è stato vergognosamente silurato dal Pd per finire nel ludibrio di un’inchiesta penale da cui è stato completamente assolto (e di ciò mi voglio congratulare con lui personalmente perché l’ho sempre ritenuto una persona onesta).  L’amministrazione Cinquestelle si trova di fronte anche a un attacco concentrico della stampa (gratuita o a pagamento) nettamente schierata con i poteri forti contrastati a partire dal sacrosanto no alle Olimpiadi, della televisione faziosa che risponde al governo nazionale, e dello stesso Renzi che approfitta degli infortuni di scarso rilievo della Muraro per lanciare accuse diffamatorie di contiguità con Mafia Capitale di cui dovrà pagare il fio in sede giudiziaria. Nonostante le incertezze e gli attacchi a Roma si respira oggi un’aria nuova.

Se si vuole tuttavia che tale aria nuova divenga da una tenue brezza rinfrescante un poderoso vento di cambiamento sono necessarie scelte di fondo che Virginia Raggi ancora deve fare. Riprendo i suggerimenti che ho formulato a Virginia subito dopo la sua elezione e che oggi sono più che mai attuali. In primo luogo rafforzare i legami con la cittadinanza anche al di là dei pur fondamentali circuiti a Cinquestelle. In particolare con la coalizione Decide Roma, che ha aperto un’interlocuzione con la sindaca e la sua giunta, all’insegna di parole d’ordine dal valore indiscutibile, in particolare i dieci principi contenuti nella Carta di Roma che si basa sul concetto fondamentale di beni comuni inalienabili e da utilizzare nell’interesse pubblico, e l’esigenza di un audit del debito che consenta di identificare le responsabilità dell’attuale situazione di dissesto e di configurare metodi adeguati per uscirne. Inutile nascondersi che l’atteggiamento della sindaca appare ancora insufficientemente chiaro e per certi versi deludente. Occorre pertanto sperare in una rapida correzione di rotta, assumendo come stella polare i desideri e le aspettative della cittadinanza romana e dei movimenti di lotta e non già le direttive del pur generoso Beppe.

Di grande importanza è l’esempio di un sindaco vincente come Luigi De Magistris, di recente riconfermato a grande maggioranza alla guida dell’amministrazione di una città come Napoli, che certo non è meno problematica di Roma. Il gruppo dirigente del Movimento Cinquestelle è d’altronde pienamente consapevole del fatto di aver conquistato il governo, a Roma come altrove, ma non ancora il potere. Quest’ultimo spetta del resto ai cittadini, mediante i processi di partecipazione che occorre innescare per battere le provocazioni criminali dei poteri forti sconfitti che non si rassegnano e tenteranno ogni strada pur di continuare ad approfittare delle mangiatoie pubbliche. Anch’essi fanno parte, del resto, delle oligarchie riabilitate da Scalfari e frequentate da Renzi. Che dobbiamo sconfiggere il 4 dicembre con un NO chiaro e netto alla riforma costituzionale che mantenga aperte le strade della democrazia nel nostro Paese.