Virginia Raggi, prima donna a essere eletta sindaca di Roma, pare aprire una nuova fase nella storia di questa città. Invio sinceri e calorosi auguri a Virginia, di cui ho apprezzato lo stile e l’intelligenza politica (altro che “bambolina imbambolata“, come l’ha chiamata il governatore dem della Campania Vincenzo De Luca durante la direzione del Pd lo scorso 4 luglio).

Ho appena finito di leggere un divertente libello, stile noir, di Giancarlo De Cataldo e Carlo Bonini, La notte di Roma, che sotto forma di fantapolitica dice molte verità su Roma e la sua crisi. Molto gustosa in particolare la love-story a non lieto fine tra la giovane e fascinosa deputata del Pd e il boss criminale dilaniato da problemi di coscienza. Ci sono però due punti del libello che non mi convincono. Il primo, laddove si dipingono i Cinquestelle come una banda di fessacchiotti che in ultima analisi fanno il gioco delle lobbies politiche ed economiche che vorrebbero rovesciare il sindaco in carica (chissà a chi si riferiscono gli autori). Il secondo, che vorrebbe far passare i lavoratori come una massa amorfa che viene strumentalizzata dalla criminalità per ricattare la politica.

Con tutto il rispetto per De Cataldo e Bonini, la realtà è ben diversa. Ed è proprio dalla necessaria alleanza fra Cinquestelle, lavoratori e movimenti sociali che passa la strada per rifondare la Capitale d’Italia. Seguendo l’esempio virtuoso del rieletto sindaco di Napoli Luigi De Magistris, che ha saputo governare una metropoli come quella partenopea e per questo è stato riconfermato a furor di popolo, Virginia e la sua giunta devono dare ascolto a cittadini, lavoratori organizzati e movimenti sociali dando vita a una partecipazione democratica strutturata e permanente, emarginando le lobbies di affaristi. In primo luogo quella dei costruttori.

Non abbiamo certamente bisogno di grandi opere e grandi eventi. Ci deve essere un ‘no’ chiaro e definitivo sia nei confronti delle Olimpiadi che di nuovi stadi. Se necessario si interpellino i cittadini al riguardo e si faccia della democrazia il criterio determinante per la scelta da operare. Roma contiene in sé ben altre potenzialità di crescita e di sviluppo, purché sostenibili e partecipati. Un altro punto su cui va seguito De Magistris è quello dell’ascolto dei movimenti sociali che si organizzano per occupare spazi ed edifici sfitti e inutilizzati per devolverli a finalità di comune interesse sociale, sottraendoli alle grinfie della speculazione privata che fa capo alle suddette nefaste lobbies.

Non appare da questo punto di vista un buon segnale il divieto di manifestare in piazza del Campidoglio il giorno dell’insediamento di Virginia. Una sindaca con la sua storia e le sue radici, che ha esemplarmente esaltato le esperienze precedenti di sindaci valorosi e comunisti come Argan e Petroselli (non certo quelle di Rutelli e Veltroni), non deve aver certo paura del confronto con chi lotta per soddisfare necessità e diritti che sono necessità e diritti di tutta la città, a partire dal diritto all’abitare e da quello a spazi sociali per la cultura e la democrazia, dovunque in città ma soprattutto nelle periferie.

Stessa storia per quanto riguarda i lavoratori. Chi meglio di loro sa come operare per ridare efficienza ai servizi pubblici umiliati da politiche subalterne ai poteri economici e al peggiore clientelismo? Chi meglio dei lavoratori dell’Atac, che pagano sulla loro pelle i disservizi del trasporto pubblico, può dare suggerimenti e formulare proposte per migliorarne la qualità, davvero essenziale in una città come Roma? I vecchi consigli di amministrazione nominati dalla politica serva delle lobbies vanno messi fuori gioco e sostituiti con persone davvero leali nei confronti della città.

Un altro punto fondamentale è poi quello dei diritti dei migranti che vanno soddisfatti insieme a quelli di tutta la cittadinanza, perché comuni sono gli interessi e comune la natura umana. Anche qui va combattuta senza esclusione di colpi la retorica dei razzisti, quelli stessi che con una mano alimentano la rivolta delle periferie contro i migranti e con l’altra intascano i soldi del pubblico loro destinati. Una politica di accoglienza nei confronti di migranti e richiedenti asilo che funzioni esalterebbe la funzione internazionale di una grande metropoli dalla storia antichissima, nella consapevolezza che il dovere dell’accoglienza, insieme a quello dell’impegno per restaurare condizioni di vivibilità nei territori di origine di migranti e richiedenti asilo che risolva alla radice la necessità di esodi dolorosi anzitutto per chi è obbligato a ricorrervi.

Infine la necessità di un auditing accurato e impietoso dell’attuale enorme debito pubblico di Roma, individuando motivazioni e responsabilità, anche di carattere individuale. Superando ovviamente l’attuale impostazione centralistica del governo nazionale che, in modo particolarmente colpevole e spudorato con Renzi, usa il suo potere per imporre ricatti inaccettabili alle amministrazioni locali. E usando in modo compatibile con i diritti dei cittadini strumenti come la Cassa Depositi e Prestiti ed altri, oggi invece in preda a logiche molto spesso difficilmente decifrabili.