L’ex sindaco di Roma Ignazio Marino è stato assolto dall’accusa di peculato, truffa e falso nell’ambito del processo sul caso scontrini e le consulenze della Onlus Imagine. La procura aveva chiesto una condanna a tre anni e quattro mesi. Marino è stato assolto dalle due accuse rispettivamente “perché il fatto non sussiste” (le cene) e “perché non costituisce reato” (le consulenze). “Sono felice me lo aspettavo, sapevo di essere innocente” commenta Marino lasciando il tribunale. “Di fronte ad accuse così infamanti di media e politica molto pesanti è stata finalmente ristabilita la verità”. In una conferenza stampa Marino ha detto che “il conto di certe azioni le paga il Paese, soprattutto quando riguardano la Capitale di Italia. Qualcuno ora si dovrebbe guardare allo specchio e capire se ha la statura di statista e farsi un esame di coscienza“. La sfida con i vertici del Pd è frontale: “Le scuse di qualcuno che ha fatto un’offesa, e non parlo del premier o dell’illuminato commissario del Pd, richiedono capacità di analisi ed onestà intellettuale in base di questo uno deciderà se scusarsi o no”.

Ma cos’è successo nel 2015 per Marino è chiaro: “Siamo ad un anno di distanza dal momento in cui mi dimisi (dimissioni poi ritirate, ndr), sotto le pressioni politiche e mediatiche offensive gravissime e infanganti. Centinaia di migliaia di romani sono stati violentati da un piccolo gruppo di una classe dirigente che si è rifugiata nello studio di un notaio, invece che presentarsi in aula e spiegare se avevano o meno fiducia del loro sindaco”. Nessuno dai vertici del Pd lo chiama. Lo fanno invece, secondo il MessaggeroMassimo D’Alema e l’ex sindaco Walter Veltroni.

“Sono un chirurgo, non uno psicologo” ironizza per dire che non sa perché il presidente del Consiglio Matteo Renzi si è rifiutato di parlare con lui. “Intelligenza politica e strategica al momento in cui è stata avviata l’inchiesta Mafia Capitale e indetto il Giubileo straordinario“, avrebbero voluto un comportamento diverso, ha fatto notare. “Invece, in entrambi i casi il presidente del Consiglio – ha aggiunto – si è rifiutato di parlare con il sindaco della Capitale, mi sono molto interrogato, ma sono un chirurgo e non uno psicologo”.

Orfini: “Marino via per incapacità, non per scontrini”
La questione si fa politica, soprattutto per il Pd che ha fatto cadere il proprio sindaco, oltre un anno fa. E a essere chiamato in causa è soprattutto il presidente del partito e commissario a Roma Matteo Orfini: “Quando avevamo condannato l’episodio degli scontrini – spiega – speravo che Marino dimostrasse la sua innocenza. Sono contento che sia stato assolto. Noi non abbiamo mai chiesto le dimissioni di Marino per la vicenda degli scontrini, voglio ricordarlo, ma per la sua totale incapacità di gestire la città di Roma. Fu Sel a presentare una mozione di sfiducia per quel motivo. Noi siamo un partito garantista“. “Ancora oggi – aggiunge Orfini  -dico che le dimissioni dei consiglieri furono un atto assolutamente giusto. È ovvio oggi che i problemi di Roma sono figli del fatto che c’è un sindaco che in 100 giorni non ha fatto nulla ma anche del fatto che per due anni e mezzo prima noi non siamo riusciti a risolverli. Adesso stiamo lavorando bene all’opposizione e cerchiamo di ricostruire un progetto di riforma della città”.

Marino risponde a Orfini così: “Non me la sento di commentare parole che appartengono più ai libri di Collodi che alla realtà drammatica che la nostra città ha vissuto in questo ultimo anno”. L’ex sindaco rivendica: “La mia giunta ha chiuso Malagrotta, ha aperto nuove fermate della metropolitana ed ha avviato un piano di rientro e potrei fare molti altri esempi. Durante la mia giunta il debito pubblico di Roma è sceso di 12mila euro al giorno se questo non vuol dire ben governare…”.

La base Pd contro Orfini: “Hai consegnato Roma al M5s”
Ma su facebook e su twitter attaccano soprattutto lui. “Disastro Pd. E lo dice uno che fino ad ora vi ha sempre votato”, “meglio il silenzio”, “commissario questa te la potevi risparmiare”. Un utente, Giancarlo, gli scrive: “Caro Orfini, hai consegnato Roma nelle mani dei 5 stelle invece di aiutare il tuo compagno di partito. Dovresti vergognarti e abbandonare la politica per sempre”. Orfini gli risponde: “Roma ai grillini l’hanno consegnati quelli che si sono fatti coinvolgere nelle vicende corruttive e un sindaco incapace”. “C’era spazio per continuare e tu lo sai – ribatte Giancarlo – Hai solo obbedito al tuo capo di partito per vicende di rapporti di forza interna. Adesso ci teniamo la Raggi per 5 anni per colpa vostra”. “Ho provato a continuare per un anno. Di più era impossibile”, la risposta di Orfini. Un altro utente, Stefano punta il dito: “Voi avevate l’obbligo di difenderlo e non l’avete mai fatto! A partire dalla Panda Rossa“. E il commissario replica: “Veramente non ho fatto altro per più di un anno”. Per Maria Luisa “una sola parola” si deve “scrivere: scusa”. 

Di Maio: “L’immoralità di alcune vicende resta”
Si distingue, nell’opposizione diventata maggioranza in Campidoglio, la posizione di Luigi Di Maio, membro del direttorio dei Cinque Stelle. Secondo Di Maio l’assoluzione del tribunale non basta perché, dice all’Ansa, “non discute l’immoralità di alcune cose. C’è una questione legata alla magistratura, poi c’è una questione precedente, sul fatto che, secondo alcuni riscontri, alcune cene fossero state fatte in maniera immorale. Noi ci dobbiamo sempre interrogare non sul fatto se sussista o meno il reato ma se grazie all’inchiesta siamo venuti a sapere di cose non del tutto etiche e allora quella è una vicenda su cui applicare una sanzione politica”.

Secondo Di Maio, che si trova in visita nelle zone del terremoto del 24 agosto, “Marino, se ricorderete, fu dimesso da un notaio ma la stessa vicenda degli scontrini a Firenze è stata totalmente insabbiata dal sindaco Matteo Renzi“.

Le lacrime dopo l’assoluzione
La procura di Roma aveva chiesto per Marino la condanna a 3 anni e 4 mesi. Il processo si è celebrato con il rito abbreviato. Le richieste erano state formulate dai pm Roberto Felici e Pantaleo Polifemo, che si sono occupati rispettivamente della prima e della seconda indagine. “Marino ha pianto in aula” racconta il suo legale Enzo Musco. Sull’ipotesi di una richiesta danni l’avvocato ha precisato che bisognerà prima aspettare le motivazioni della sentenza. “Ci sono 90 giorni di tempo“, ha ricordato. Il legale ha sottolineato l’onestà di Marino sostenendo che “semmai ha utilizzato il suo denaro per la cosa pubblica e non il contrario”.

Le accuse (cadute)
A essere contestate erano 56 cene tra il luglio del 2013 e il giugno del 2015, per complessivi 12.700 euro pagati con la carta di credito in dotazione all’allora primo cittadino ma consumate, secondo gli inquirenti, “generalmente nei giorni festivi e prefestivi, con commensali di sua elezione, comunque la difformi della funzione di rappresentanza dell’ente”. Sempre secondo l’accusa, respinta però oggi dal tribunale, Marino aveva dato disposizioni alla sua segreteria perché “inserissero indicazioni non veridiche”. Quanto alla onlus “Immagine”, della quale Marino fu presidente, l’ipotesi – anche questa scartata dai giudici – era che fosse stata truffata l’Inps. La struttura, che si occupava di aiuti sanitari a Paesi in via di sviluppo, avrebbe messo in atto delle assunzioni fittizie tra il 2012 e il 2014, con soggetti inesistenti per un guadagno ritenuto ingiusto di circa 6mila euro. Per questo processo, a parte Marino, sono stati rinviate a giudizio altre tre persone: Carlo Pignatelli, Rosa Garofalo e Federico Serra.