Nemmeno la mente più contorta avrebbe potuto ipotizzare che i famigerati filmati di al Qaeda potessero essere un prodotto del Pentagono. In realtà, se si studia bene la storia degli Stati Uniti, si evince che il casus belli di molti conflitti, come per esempio la seconda guerra mondiale, il Vietnam e quella all’Iraq, si basava su fandonie architettate per convincere l’opinione pubblica che era indispensabile mettere in moto l’ipertrofica macchina da guerra a stelle e strisce.

Dall’Iraq ci giunge l’ennesima menzogna dopo di quella sesquipedale sulle armi di distruzione di massa mai trovate; del resto le uniche possedute da Saddam Hussein gli erano state fornite proprio dagli Usa e che aveva usato a Halabia nel nord del paese contro i civili curdi.

Con il passare del tempo, anche gli ultimi pezzi del puzzle vanno al loro posto e si comprende il disegno di chi ha costruito la florida industria del terrore. Al Qaeda, l’Isis devono sostituire nell’immaginario collettivo il comunismo. Gli Usa, o meglio l’élite composta dagli strateghi che fissano la politica estera, non possono sopravvivere senza un nemico reale o fittizio che sia.

Il Bureau of Investigative Journalism in un documento ha rilevato che diversi filmati di al Qaeda erano un prodotto statunitense. A spiegarlo è direttamente Martin Wells, un video editor che ha girato i filmati. Weels dopo esser stato assunto da una società di pubbliche relazioni britanniche, la Bell Pottinger, fu condotto negli scenari di guerra iracheni.

Come spiegato direttamente dall’autore: “Producevamo finti filmati di propaganda di al Qaeda, secondo regole e tecniche precise; dovevano durare dieci minuti ed essere registrati su dei cd, che poi i marines lasciavano sul posto durante i loro raid, ad esempio durante un’incursione nelle case di persone sospettate di terrorismo. L’obiettivo era di disseminare questi video in più località, possibilmente lontano dal teatro di guerra, perché scoprire filmati di quel genere in località insospettabili, avrebbe aumentato il clamore e l’interesse mediatico“.

Ai popoli, tramite l’apparato mediatico vengono raccontate versioni atte a giustificare nuovi conflitti come se fossero degli assiomi. Si pensi alla Siria e alle bugie sul gas sarin che i media di mezzo mondo avevano sostenuto che il presidente Bashar al-Assad avesse usato contro i civili. L’Opcw, cioè l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, attribuì tale criminale utilizzo a quell’arcipelago di oppositori del presidente siriano sostenuti da Usa e petro-monarchie. In Siria, non potendo intervenire direttamente, si è innescata una violentissima guerra che perdura ancora, perché la Russia di Putin non intende perdere un Paese alleato strategicamente fondamentale.

Dopo gli anni ’80 e la concentrazione destabilizzatrice attuata in America Latina, è il turno del Medio Oriente. Area geografica fondamentale per i giacimenti di petrolio. L’inizio della saga dei Bush contro Saddam scaturì da un insieme di menzogne. La più celebre fu raccontata da una ragazzina kuwaitiana di 15 anni, chiamata Nayirah che sostenne: “Mentre ero lì, ho visto i soldati iracheni entrare nell’ospedale con i fucili e dirigersi nelle camere dove si trovavano i bambini nelle incubatrici. Hanno tolto i bambini, hanno portato via le incubatrici e li hanno lasciati morire sul pavimento gelido”.

Nayirah continuò affermando che questo era accaduto a “centinaia” di bambini. Una storia che fu raccontata senza soluzione di continuità dal coro mediatico, persino il presidente Bush la riprese in una delle sue solite dichiarazione atte a mostrare la mostruosità di Saddam. Nayirah, in realtà, era figlia dell’ambasciatore del Kuwait a Washington e la storia dei bambini lasciati morire sul “freddo gelido pavimento dell’ospedale”, una colossale funzione creata ad arte per poterla far replicare dai mass media e giustificare nell’opinione pubblica l’ennesima guerra. Nayirah fu preparata a interpretare la sua fallace parte da un’importante società di pubbliche relazioni di Washington, la Hill Knowlton.

Per quanto ancora la maggioranza degli organi di “informazione” di massa continueranno a essere complici di queste potenti élite che innescano guerre le cui spese le pagano solo i popoli?