Al momento dell’annuncio della nuova giuria di X Factor, qualche mese fa, avevamo avanzato parecchie perplessità. Televisivamente non ci convinceva Manuel Agnelli, e abbiamo toppato clamorosamente. Il frontman degli Afterhours è già la rivelazione di questa edizione: cattivo, preparato, glaciale, televisivamente perfetto.  Sull’altro nome nuovo, però, siamo stati facilissimi profeti. Stiamo parlando naturalmente di Alvaro Soler, lo spagnolo semi-sconosciuto in Spagna che ha trovato l’America in Italia. Ci si perdoni l’autocitazione, ma a maggio scorso scrivevamo quanto segue: “Il talent più raffinato della televisione italiana sceglie un ragazzotto spagnolo senza arte né parte, noto solo per un orrido tormentone estivo, come giudice al posto di Elio o di Mika. Roba che se l’avesse fatto Maria De Filippi, saremmo in piazza con i forconi in mano. Soler è belloccio, è amato dai giovanissimi, è amato sui social: è perfetto, dunque, per agganciare un certo tipo di pubblico più disimpegnato ma che è prezioso per Sky. Va bene tutto, arriviamo persino a comprendere la scelta di “marketing”. Ma davvero non si poteva trovare nessuno più degno di sedersi su quella poltrona? Davvero basta la botta di culo di un tormentone estivo per guadagnarsi i gradi di giudice in un talent show?”.

Ecco, resta tutto valido. Ma magari lo spilungone di Barcellona televisivamente poteva anche risultare una bomba, smontando i nostri pregiudizi e assestandoci uno schiaffo morale che avremmo accettato senza battere ciglio. E invece no. Nulla. Tracciato piatto. Nessun segno di vita sul pianeta Soler. Il Soler è spento e chi l’ha spento non siamo certo noi. È arrivato già in blackout, il belloccio spagnolo, ma la cosa non era difficile da prevedere. Prova a fare il puntiglioso con i concorrenti solo per tentare di darsi un tono, sapendo perfettamente di essere il più “debole” in quanto ad autorevolezza. In fondo, il Nostro ha piazzato due tormentoni estivi due, niente di più. Due canzoni orecchiabili, commercialmente paracule ma qualitativamente imbarazzanti. E questa non è un’opinione, signori miei, ma un fatto incontestabile.

Come giudice di X Factor, invece, Alvar cerca di darsi un tono che non ha e che non è solamente artistico. Purtroppo sembra avere lo spessore di un foglio di carta velina, la prontezza della battuta di un bradipo sotto Lexotan e l’efficacia televisiva di un guerriero di terracotta di Xian. Spiace persino accanirsi, perché stiamo parlando di un ragazzo giovane che secondo molti ha la “colpa” di aver pubblicato due singoli di successo, due tormentoni estivi, due canzoncine per ragazzine di poche pretese. E invece no, la sua colpa non è quella. Abbiamo sopportato persino di peggio, nell’industria discografica italiana. Il problema è che è bello ma non balla, c’è ma non si vede, è un ectoplasma.

A volte, assistendo ai suoi tentativi di rendersi quantomeno percettibile a X Factor, ci facciamo prendere dalla tenerezza e ci ritroviamo lì, di fronte al televisore, a incitarlo, a urlargli contro morettianamente: “Vai Alvaro, ce la puoi fare! Reagisci, rispondi! Dai, rispondi! Di’ qualcosa, Alvaro. Rispondi. Di’ una cosa intelligente, di’ una cosa anche non interessante. Di’ qualcosa!”.

E invece niente. Lui è lì, bello e sorridente, a fare le pulci a concorrenti che musicalmente valgono mille volte più di lui. È un continuo vorrei ma non posso, una via crucis televisiva che alla fine ce lo rende persino simpatico. Perché il nulla cosmico che ha nome Alvaro Soler va preservato come i panda del Sichuan, indifeso e indifendibile com’è. E soprattutto va elogiato per essere riuscito a fare i soldi cantando ritornelli sciocchini e dalla complessità di un paramecio. E di averlo fatto lontano dalla sua Spagna. Dove, per inciso, lo conoscono i parenti e pochi altri. Noi, invece, ce lo siamo messi in casa, a fare il giudice del talent show migliore della televisione italiana. Tipica accoglienza italiana, altro che Salvini.