Era impresa ardua partecipare al Grande Fratello Vip e apparire persino più triste e malinconico del format stesso. Ebbene, Costantino Vitagliano, primo eliminato dalla casa dei morti di fama, c’è riuscito alla grande. Arrogante, presuntuoso, capriccioso senza poterselo permettere, il padre di tutti i tronisti esce con le ossa rotte da un’esperienza televisiva che segna uno spartiacque importante. O quantomeno ribadisce ancora una volta la fine di un’epoca nella piccola storia del disastrato star system italico.

Detrito rimasto dall’esplosione del “lelemorismo”, Costantino è sembrato l’ultimo giapponese di un mondo che fortunatamente non esiste più. Parlava di se stesso in terza persona, mostrava un’indolenza fastidiosa, è stato arrogante e supponente, palesando una tracotanza che francamente non ha più alcun senso di esistere. Sono finiti i tempi d’oro del Costantino idolo delle donne italiane, macchina da soldi tra serate in discoteca e ospitate di vario genere. I giorni “gloriosi” delle vacanze alla corte di Lele Mora, del fenomeno sociale e televisivo. È stato un simulacro, un simbolo, il frontman del tronismo degli esordi, della vita smeralda, della movida in corso Como. Ancor prima di Corona, Vitagliano ha rappresentato il livello più alto di vuoto pneumatico che si fa fenomeno (sub)culturale.

Ma quei tempi gagliardi sono passati per sempre. Ora Costantino è l’ombra di se stesso. È un personaggio malinconico e un po’ penoso, che non si arrende all’evidenza. Finge tranquillità ma sprizza malcelata arroganza da ogni poro. Fisicamente ed esteticamente prova a restare il Costantino di sempre, ma l’effetto è quello di un quarantaduenne che dimostra molti anni in più e che è rimasto fermo a dieci o dodici anni fa, che non vuole accettare l’inevitabile, che vede nel giovane tronista Andrea Damante la sua nemesi. Somiglia alla strega di Biancaneve, il povero Costantino. Lo specchio dice chiaramente che è sorpassato, invecchiato, che oggi ci sono altri protagonisti del nulla cosmico chiamato star system, che lui non conta più nulla. E allora ecco scatenarsi un goffo tentativo di mettere in cattiva luce il giovane rivale, l’atteggiamento rancoroso, un’attitudine da divo di non si sa cosa. Tutto molto triste, appunto, perché lui sembra crederci ancora.

Eppure il risultato del televoto che ha decretato la sua eliminazione dal Grande Fratello Vip dopo una sola settimana di permanenza nella casa di Cinecittà non lascia spazio a interpretazioni: erano in quattro in nomination, lui è uscito con il 42% dei voti, lasciandosi dietro Pamela Prati e le due sconosciute Mariana Rodriguez e Alessia “la Ciociara”. Ma forse Costantino Vitagliano avrebbe perso contro chiunque, persino contro Charles Manson, il pupazzo Gnappo, il topo della pubblicità del Parmareggio e la figlia di Wanna Marchi. Perché Costantino non rappresenta davvero più nulla, nell’immaginario collettivo dell’Italia ultranazionalpopolare. È triste, da un lato, perché dimostra come il pubblico dimentichi in fretta e non si faccia problemi a gettare come uno straccio usato il vippetto di turno dopo averlo strizzato per bene; consola, dall’altro, perché lo star system italiano in fondo è una sorta di catena alimentare che si regola da sé e che elimina le scorie naturalmente. Certo, anche di questi tempi dobbiamo sopportare fenomeni insopportabili, fuochi di paglia, soggettoni imbarazzanti elevati a modelli culturali e sociali. Ma almeno il lelemorismo è finito davvero. Lo sapevamo già ed era già abbastanza chiaro, ovviamente, ma l’eliminazione mesta, misera e un po’ patetica di colui che ne fu simbolo e frontman, segna il definitivo addio a un modo di intendere la notorietà, la bella vita e il vuoto pneumatico del mondo della spettacolo italiano che ha segnato una lunga e triste fase della società italiana. Quella dell’Hollywood, delle ville in Sardegna, dei massaggi ai piedi del Divo Lele, del berlusconismo che prima di essere fenomeno politico era stile di vita e frivolo e cafone modello sociale e antropologico.