di Carblogger

La notizia che il diesel sparirà dal basso di gamma Renault entro il 2020 fa piuttosto clamore dal momento che Renault è tra i costruttori che più ha investito nel diesel, e che dal diesel dipende per oltre la metà delle sue vendite. D’altra parte, Renault ha speso parecchio anche sull’elettrico, con ritorni finora negativi, e in prospettiva tenere il piede in più scarpe sarà sempre più antieconomico.

La questione sono i costi, gli ammortamenti, ed i tempi di riconversione degli impianti. Nonostante gli sforzi fatti dai costruttori europei negli ultimi dieci anni per adeguare l’offerta alla domanda, il mercato è tuttora fortemente condizionato dalla sovracapacità produttiva, che alla fine determina cosa si vende, e come si vende.

A prescindere dalle previsioni di Alix Partners (che a dire il vero vengono puntualmente riviste man mano che si avvicinano all’actual), e dalle proposte di legge che in Olanda e Norvegia prevedono la totale messa al bando del diesel (e del benzina) entro il 2025, ci vorrà ancora qualche anno prima che il diesel sparisca dai prodotti di fascia medio-alta, soprattutto suv ed mpv che vengono utilizzati dalle famiglie per uscire dalla città, spesso in combinazione con la trazione integrale.

Tuttavia, come accade ogniqualvolta avviene un’innovazione tecnologica, è probabile che i valori dell’usato del diesel comincino a risentire del mutato approccio dei costruttori ben prima dell’effettiva implementazione della nuova regolamentazione in vigore nel 2019, e ciò potrebbe portare a un’accelerazione del cambio delle preferenze dei clienti verso alimentazioni alternative.

Anche il ceo di Volkswagen, Matthias Mueller,  ha di recente dichiarato: “Whether it still makes sense to invest a lot of money in further developing diesel“. Mentre sorprende che Psa non abbia sfruttato di più i risultati dei suoi test che, grazie all’adozione del scr, hanno dimostrato scostamenti minimi tra i valori delle emissioni dichiarate e quelli effettivi, laddove il gap per la maggior parte dei concorrenti, a partire da Renault, è scandaloso (ossidi di azoto fino a dieci volte superiori alla norma). Così come scandalose sono state le concessioni fatte da Bruxelles ai costruttori circa i tempi necessari per adeguare le emissioni di Nox (quelle vere, non quelle dichiarate) a standard accettabili.

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