In un mondo giusto non ci dovrebbe essere una scusa per parlare di Lou Reed nelle pagine musicali di un quotidiano. Se ne dovrebbe parlare spesso, se non sempre. Tanto il nostro ha dato alla musica rock e più in generale alla cultura nel corso dei settantuno anni in cui ha attraversato la nostra storia, dal 1942 al 2013. In un mondo giusto, però, Lou Reed non verrebbe considerato un autore rock, o alternativo, verrebbe semplicemente trattato per quel che era, un grande artista contemporaneo, di cui, ne siamo certi, si continuerà a parlare anche in un futuro lontano, inimmaginabile per noi.

Nei fatti, in queste ore Laurie Anderson, moglie di Reed, è in Italia, impegnata nella giuria della Mostra del Cinema di Venezia e nella presentazione del suo lungometraggio Heart of a dog, film per cani, letteralmente, che la nostra ha presentato a Milano al Teatro Franco Parenti, in una sala piena di cani, appunto, e dei loro padroni. Laurie Anderson è in Italia, si diceva, e non ha mancato di parlare di Lou Reed, riservandogli parole che ce lo mostrano in una veste inedita. L’occasione, in realtà, è la presentazione per conto della RCA e la Arista di un favoloso cofanetto che ci presenta i diciassette cd incisi dall’artista newyorkese per le prestigiose etichette, praticamente tutto quanto ha prodotto dai primi anni settanta, archiviata la seminale esperienza con i Velvet Underground, band nata intorno alla Factory di Andy Warhol e che lo vedevano a fianco di John Cale, Sterling Morrison, Maureen Tucker e del suo alter ego femminile Nico, capace come poche altre di segnare un’epoca, il volgere degli anni Sessanta, e di aprire la strada per il decennio successivo, padri putativi del punk e del garage. Diciassette cd, sedici album di cui uno doppio, che ci regalano un artista nel suo stato di grazia, sempre che nella carriera di Lou Reed ci siano stati momenti non artistici, ma che ce lo regalano anche nel momento della sua rinascita, ma non in quello della sua resurrezione, avvenuta con New York nel 1989.

Un lavoro, quello fatto da Reed in questo cofanetto, che appare oggi come una sorta di testamento artistico, ultima traccia del suo transito terrestre prima della scomparsa e, a fronte del suo ultimo lavoro, quel Lulu che lo vedeva affiancato dai Metallica, non esattamente il suo capolavoro, ancora di più un messaggio infilato dentro una bottiglia e destinato a far rimanere la sua musica in mezzo a noi ancora per molto. “Lou ha messo tutto il suo cuore nella rimasterizzazione di questi album. Non sono stati “addolciti nel suono”, la rimasterizzazione ha rivelato dettagli e durezza sorprendenti. Ti saltano addosso con la loro energia originale” ha dichiarato la Anderson, e ha anche aggiunto: “il nostro primo incontro fu un viaggio alla AES (Audio Engineering Society). Da buoni maniaci dell’elettronica Lou ed io amavamo le buone registrazioni e passammo molti anni migliorando I nostri studios, i nostri strumenti affiché fossero il meglio possible”.

Un’idea di Lou Reed ben lontana da quella del rocker maledetto di Trasformer o di Heroin, non c’è dubbio, ma chiunque lo abbia visto nel corso degli anni Novanta o degli anni Zero ben sa come Lou Reed amasse la tecnologia e come, da buon ex tossico, fosse diventato quasi maniaco del controllo nell’approcciare la vita, strumenti musicali compresi. Tutto questo, in Lou Reed- The RCA & Arista Album Collection c’è solo in parte, perché la storia di Reed che questi cd ci raccontano è anche quella dei suoi anni maledetti, quelli in cui, per dirla con parole sue, Lou camminava nel lato selvaggio della strada, quelli delle collaborazioni con David Bowie, a cui Reed molto ha dovuto, se non tutto, quelli delle sperimentazioni di Metal Machine Music, album considerato da parte della critica una porcata immane e da un’altra parte un capolavoro assoluto, gli anni raccontati nel film Velvet Goldmine, se pur parafrasati. A corredo dei diciassette cd, tutti rimasterizzati sotto la supervisione dello stesso Reed, anche un grande apparato fotografico e note a margine vergate di proprio pugno dal cantautore americano, note e fotografie delle quali Laurie Anderson dice: “Amo anche le immagini rare e la grande scelta delle parole usata da Lou sulla sua musica e questa raccolta. Lou era un superbo analista ed un critico tagliente e gli estratti delle interviste riflettono il suo pazzo senso dell’umorismo, la sua generosità, e il suo punto di vista sul mondo e sulla musica. Tutti quelli che hanno amato la musica di Lou saranno davvero felici di aver questa raccolta. Sono grata a Sony per averla messa insieme”.

Un’opera importante, quindi, per chi la musica continua a sentirla su supporti fisici, per chi, oltre che ascolto, pensa che la musica sia anche vista, che metta la testa e il cuore a fianco di pancia e fegato. Detto en passant, Heart of dog, film omaggio al mondo degli amici a quattro zampe, per usare una gran brutta immagine, è pura Laurie Anderson concentrata, poesia e sperimentazione, didascalismo a fianco di visionarietà. Laurie è vissuta a fianco di Lou Reed per ventuno anni, qualcosa avrà pur voluto dire.
LOU REED – THE RCA & ARISTA ALBUM COLLECTION
1. Lou Reed (April 1972)
2. Transformer (November 1972)
3. Berlin (July 1973)
4. Rock n Roll Animal (live – February 1974)
5. Sally Can’t Dance (August 1974)
6. Metal Machine Music (July 1975)
7. Coney Island Baby (December 1975)
8. Rock and Roll Heart (October 1976)
9. Street Hassle (February 1978)
10. Lou Reed Live Take No Prisoners (2 CDs – November 1978)
11. The Bells (April 1979)
12. Growing Up in Public (April 1980)
13. The Blue Mask (February 1982)
14. Legendary Hearts (March 1983)
15. New Sensations (April 1984)
16. Mistrial (June 1986)