Basta ritardi, incertezza nei pagamenti, stipendi posticipati anche di due o tre mesi. D’ora in poi i precari della scuola verranno retribuiti sempre e con precisione. Almeno questo garantisce il ministero dell’Istruzione. Una promessa importante, che rischia di essere una delle poche novità positive della stagione scolastica al via, visto che la “supplentite” è tutt’altro che guarita: anche quest’anno si prevedono tra gli 80 e i 100mila contratti a tempo determinato, nonostante tutte le assunzioni del piano straordinario e le ultime immissioni in ruolo.

Il caos del 2015
Il 2015, come altre volte in passato, è stato un anno nero per i precari della scuola: oltre al danno di essere stati esclusi dalla riforma, anche la beffa di stipendi in costante ritardo. I problemi maggiori ci sono stati tra settembre e dicembre: i primi due mesi retribuiti in ritardo, tra mille proteste mentre ministero dell’Istruzione e dell’Economia si palleggiavano le colpe, tirando in mezzo anche le disfunzioni delle segreterie. Poi il regalo finale: Natale senza stipendio e in certi casi con tredicesima da un euro. Una vergogna a cui il Miur aveva deciso di porre fine utilizzando parte dei soldi avanzati dalle mancate assunzioni della “Buona scuola”. Adesso, però, arriva un sistema rivoluzionario che dovrebbe evitare il ripetersi della situazione.

Pagamento a 30 giorni
A inizio mese la presidenza del Consiglio ha emanato un decreto (firmato anche da Miur e Mef) che prevede un nuovo procedimento per la retribuzione dei supplenti: una volta convocato e nominato il docente, le segreterie avranno tre giorni di tempo per registrare il contratto (con tutti i suoi dati personali) sul Sidi (il sistema informativo del ministero) e sul portale NoiPa. Il sistemi calcola l’importo della retribuzione e entro due giorni fa partire l’autorizzazione della rata di pagamento. Una tempistica serrata, che permetterà di effettuare i bonifici entro il 18 del mese successivo (la data in cui la pubblica amministrazione provvede alla retribuzione dei contratti temporanei, mentre quelli subordinati vengono corrisposti al canonico 27 del mese). Così tutti gli stipendi dei precari verranno pagati a 30 giorni, senza più ritardi o scaricabarile. Con il nuovo sistema informatico le responsabilità ricadranno tutte sulle segreterie e sui dirigenti scolastici: se qualcosa andrà storto, sarà colpa loro che non hanno inserito i dati nei tempi e nei modi giusti (infatti sono previste anche sanzioni). Il ministero dovrà garantire solo la presenza delle risorse. E qui però nasce qualche dubbio.

L’incognita delle risorse
Nel provvedimento, infatti, non c’è nulla che stabilisca l’obbligo per lo Stato di stanziare in anticipo i fondi necessari. Certo, il nuovo sistema prevede tutta una serie di misuratori e attività di controllo che dovrebbero quantificare per tempo il fabbisogno ed evitare l’esplosione improvvisa di emergenze. Ma di soldi nel decreto non si parla. E in passato – al di là dei problemi di comunicazione fra segreterie e uffici centrali – i guai sono sorti sempre quando mancavano i fondi. La buona notizia è che per il 2016 i soldi ci sono: per quest’anno sono stati messi a bilancio 802 milioni di euro; una parte cospicua è già stata utilizzata fino a giugno, ma ce n’è a sufficienza per arrivare a dicembre senza affanni. Poi la questione si riproporrà nel 2017, quando i precari da retribuire saranno ancora decine di migliaia: tra i posti dell’organico di fatto (circa 60mila, oltre la metà sul sostegno), i buchi aperti dagli esiti imprevisti della mobilità e le sostituzioni fisiologiche, i contratti a tempo determinato non dovrebbero essere molti meno dei 100mila dello scorso anno. “Presto cominceremo a fare i conti di quanto servirà”, fanno sapere da viale Trastevere. Le supplenze, insomma, continueranno ad esistere. Ma almeno da oggi saranno pagate con puntualità. Si spera.

Twitter: @lVendemiale