I quasi 15 miliardi di dollari patteggiati a luglio con le autorità statunitensi non bastano per salvare Volkswagen dalle conseguenze penali della maxi frode sulle emissioni emersa nel 2015. Il gruppo automobilistico di Wolfsburg, secondo il Wall Street Journal, rischia un processo perché la Giustizia Usa ha raccolto prove sufficienti di un “comportamento criminale”, passibile di conseguenze penali. Il rischio, anche nel caso di un accordo extragiudiziale, è di “sanzioni pecuniarie consistenti”. L’ammontare esatto è ancora in via di discussione ma probabilmente sarà superiore agli 1,2 miliardi di dollari imposti alla giapponese Toyota nel 2014 per problemi dovuti al meccanismo di accelerazione dei veicoli.

Il Wsj riporta che il gruppo e i funzionari del ministero sono già impegnati in una fase di negoziati per trovare un accordo entro fine anno. Le autorità statunitensi non hanno ancora definito gli specifici capi d’accusa nei confronti della casa tedesca, che ha deciso accantonamenti per rischi legali pari a 21 miliardi di dollari per gestire le conseguenze del Dieselgate. Il ministero della Giustizia statunitense non ha voluto commentare le indiscrezioni mentre Vw si è limitata a ribadire che il gruppo “si sta impegnando per ritrovare la fiducia di clienti, rivenditori, autorità e opinione pubblica negli Usa”.

Vw ha ammesso nel settembre 2015, dopo pressanti richieste da parte delle autorità Usa, di avere usato un software illegale in circa 11 milioni di veicoli diesel di diversi marchi in tutto il mondo (600mila circa negli Usa) per non far emergere le irregolarità nei test sulle emissioni e per questo ha patteggiato un risarcimento di 14,7 miliardi di dollari, di cui 10 miliardi per il riacquisto delle auto dai clienti e 4,7 miliardi per il recupero ambientale e per investimenti nella tecnologia per veicoli a zero emissioni.